L'attuale direttore della Galleria lascerà la Toscana: "Terminerò il mandato, c'è ancora molto da fare ma sono contrario agli incarichi che durano a vita" Alla scadenza del mandato con gli Uffizi lo storico dell'arte tedesco Eike Schmidt, attuale direttore della Galleria di Firenze, non resterà in Toscana ma andrà a dirigere il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Questo quanto annunciato questa mattina in conferenza stampa dal ministro della cultura austriaco. Secondo quanto riportato dai giornali internazionali Schmidt assumerà il nuovo incarico nella capitale austriaca solo dopo la fine del suo rapporto con gli Uffizi, non prima quindi del 1 gennaio 2020. "Terminerò regolarmente il mio mandato agli Uffizi, che scade nell'autunno del 2019: a Vienna entrerò in servizio nei mesi successivi", ha detto Schmidt spiegando che la strada "si è aperta e sviluppata negli ultimissimi giorni ed ovviamente ho informato tempestivamente i miei più stretti collaboratori e il ministero dei Beni culturali". Schmidt è uno dei superdirettori dei musei italiani, andando a dirigere nel 2015 la Galleria degli Uffizi, primo straniero nella storia del museo fiorentino. Schmidt in passato aveva già guidato varie istituzioni come la National Gallery of Art di Washington e il Getty Museum di Los Angeles. A Vienna succederà l'attuale direttrice Sabine Haag. Il Kunsthistorisches Museum custodisce importanti opere d'arte tedesche, fiamminghe e italiane, dal Medio Evo al Rinascimento, con dipinti di grandi maestri come Albrecht Duerer, Pieter Bruegel e Tiziano. "Essere stato chiamato a Vienna alla guida del Kunsthistorisches museum dal primo gennaio 2020 "è un successo anche per l'Italia: se ciò è avvenuto, infatti, è perchè l'Austria ha guardato molto e con favore al lavoro che sto svolgendo qui agli Uffizi. Dove comunque ho ancora molto da fare ed assicuro che lo farò" ha detto Schmidt. Quanto all'ipotesi di un rinnovo al vertice degli Uffizi, garantita dalla riforma Franceschini che prevede questa possibilità dopo il primo mandato, Schmidt spiega di aver invece "accettato la proposta per questa nuova avventura proprio nel segno del nuovo spirito della riforma dei beni culturali avviata dal ministro: e cioè non restare inchiodati, fissi, in un posto, ma contribuire al cambiamento e muoversi verso altre esperienze".