Allineate, una accanto all'altra sul lungo ripiano bianco, ci sono cinque piccole mummie dalla forma di gatto. Altre attendono sulle mensole degli scaffali, avvolte in fogli di carta. Sono coccodrilli e serpenti, cani, pesci, ibis e falchi. Aspettano, immobili nelle loro bende millenarie, le mani dei restauratori che si muovono delicate e precise nella luce di quello che ricorda da vicino un tavolo operatorio. Dall'altra parte del vetro sfilano gli occhi curiosi dei visitatori. «Ma quello è davvero un gatto? A che epoca risale? Qual era il procedimento per imbalsamare gli animali?», chiedono alle guide che li accompagnano nella visita al museo. È proprio per rispondere a queste domande che il team di ricercatori e restauratori dell'Egizio di Torino, insieme con la Soprintendenza, ha avviato uno studio approfondito sulle 120 mummie di animali conservate in via Accademia delle Scienze. Un progetto cominciato lo scorso anno, quando tutti questi reperti organici sono stati sottoposti all'esame della Tac, lo stesso procedimento adottato qualche mese fa per le 100 mummie umane del museo. La novità, da qualche giorno, è che il lavoro sta continuando sotto gli occhi dei visitatori, dentro la Sala 10 a cui si accede percorrendo la galleria dei sarcofagi. Uno spazio che normalmente ospita i reperti della regina Nefertari, in questo momento esposti all'Ermitage di San Pietroburgo nell'ambito della mostra «Nefertari e la Valle delle Regine». «Abbiamo deciso di approfittare di quella sala temporaneamente vuota per mostrare ai visitatori il restauro delle mummie animali - spiega Marco Rossani, collection manager del Museo Egizio -. Pensiamo possa essere un modo per far capire che il museo è una realtà viva, dinamica, in continuo movimento e trasformazione». E a non stare ferme un attimo sono anche le restauratrici in camice bianco impegnate nel progetto. Una squadra che conta in tutto 15 persone. Presto, per permettere ai visitatori di osservare il loro lavoro ancora più da vicino, si doteranno di telecamere Go Pro. «I filmati potranno essere trasmessi in tempo reale sul monitor che si trova proprio accanto alla vetrina», anticipa Rossano. E chissà, magari in seguito potrebbero anche essere trasmessi in streaming, sul sito web o attraverso i social, permettendo l'interazione del pubblico con i ricercatori. «Perché l'obiettivo - prosegue - è mostrare al pubblico quante cose succedono tra queste mura e quante occasioni ci siano per tornare al museo». Le analisi Il progetto sulle mummie animali, realizzato in collaborazione con l'Eurac di Bolzano e il Gruppo Horus Usa, è iniziato nel 2015 con l'inventario dei reperti organici e con la compilazione delle relative schede conservative. Lo studio prosegue ora con analisi mirate a determinare la razza e l'età degli animali, la composizione delle resine e dei pigmenti, le tecniche di imbalsamazione e la disposizione delle bende. «In alcuni casi si potrebbe anche capire quale sia stata la causa della morte», dice il responsabile delle collezioni. Oltre alla Tac, alcuni reperti sono stati sottoposti a radiografie e, in qualche caso, sono stati prelevati campioni di tessuti sui quali eseguire le analisi al carbonio 14. I risultati confluiranno in una pubblicazione realizzata con l'archeologa ed egittologa pakistana Salima Ikram, che collabora allo studio torinese e che è co-direttrice dell'Animal Mummy project al Museo Egizio del Cairo. I lavori proseguiranno per almeno un altro anno, ma già a dicembre cinque mummie animali restaurate partiranno da Torino per una mostra in Cina, nella provincia dello Henan. Le altre, mano a mano che i restauratori completeranno il loro intervento, verranno collocate, all'interno di apposite vetrine per la conservazione, in una stanza attigua a quella dove sono già esposti i vasi e i piccoli sarcofagi in legno e in bronzo che contenevano gli animali imbalsamati. «Una sala che in futuro, speriamo molto presto - dice Rossano - sarà aperta ai visitatori».