Il sacerdote responsabile: «Per i ladri abbiamo messo 15 telecamere nascoste». Un grosso pezzo di affresco si è staccato sabato verso le quattro del pomeriggio, con le comitive di turisti e i gruppi di fedeli che affollavano Sant'Andrea della Valle. Fortunatamente non è venuto giù intero. I detriti, precipitando dalla porzione laterale della navata sinistra, proprio sopra alla cappella dei Barberini, si sono sbriciolati in un pulviscolo di sassolini e nessuno è stato colpito. Ieri i tecnici del Fec, il fondo per gli edifici di culto del ministero dell'Interno che fa capo alla Prefettura, hanno effettuato i rilievi del caso. Sia per stabilire l'entità dei danni e le possibilità di restauro, sia per capire le cause del crollo e per verificare se altre porzioni dei soffitti di Sant'Andrea della Valle rischiano di venire giù. «Prima di sabato non ci sono stati segnali, si è trattato di un cedimento improvviso. Forse è colpa del caldo estremo di questa estate. Per fortuna l'affresco si è sbriciolato, se il pezzo fosse caduto intero qualcuno si sarebbe potuto fare molto male», spiega Carlos Gomez, sacerdote spagnolo-messicano dell'Ordine dei Chierici regolari teatini. Ha accompagnato lui i tecnici del Fec nel sopralluogo sugli alti ballatoi della chiesa progettata da Giacomo Della Porta, Francesco Grimaldi e Carlo Maderno tra il 1590 e il 1650, e che ospita opere di Mania Preti detto il Calabrese, Giovanni Lanfranco e Gian Lorenzo Bernini. L'area è stata transennata alla meno peggio con alcune sedie e i cartelli che si mettono per le pulizie, e i turisti che visitano Sant'Andrea non sembrano accorgersi della porzione mancante sulla volta. Ma quella "ferita" bianca vicino alla raffigurazione di San Bartolomeo non è l'unica che fa sanguinare la Basilica di Corso Vittorio Pericolo La volta ha ceduto sabato Nessuno è stato colpito Emanuele II. Dove non arriva l'usura del tempo sono vandali e ladri a colpire i preziosi marmi delle pareti e i pavimenti pregiati. Nella navata destra, a pochi metri dalla cappella accanto all'altare, alcuni tasselli di un intarsio marmoreo sono stati fatti saltare a colpi di scalpello e trafugati. Come in un puzzle incompleto, in diversi punti mancano pezzi grandi anche venti centimetri, strappati via in momenti differenti. «Probabilmente il responsabile è una sola persona che ha provato a portarsi via pezzo dopo pezzo lo stemma nobiliare intarsiato sulla tomba nel pavimento. Ha smesso quando abbiamo messo le telecamere. Anche di questo abbiamo interessato il Fec, così come per i pezzi di marmo che sono scomparsi dalle pareti», spiega don Carlos. All'ingresso un cartello avvisa della presenza di un impianto di videosorveglianza e la telecamera sul soffitto appena dietro il portone principale è ben visibile. Ma dentro, accuratamente nascoste nei diversi angoli della basilica, ce ne sono altre quindici. Come dire, il Signore ti guarda, ma sedici telecamere sono un bell'aiuto. «L'impianto di videosorveglianza lo abbiamo pagato con le offerte dei fedeli. Era diventato una necessità dopo gli atti di vandalismo ma anche per i ripetuti furti», spiega il sacerdote che sembra stanco di porgere l'altra guancia. Racconta solo gli episodi più eclatanti, come quello del nomade che, accertandosi di non essere visto, aveva svuotato la cassetta delle elemosine. Grazie alle immagini carpite dalle telecamere è stato identificato e infine arrestato. O quei sudamericani, forse cileni, che hanno alleggerito del portafoglio una studentessa cinese che dal Belgio era venuta in vacanza a Roma con la famiglia. «Vestiti bene, come turisti, si erano seduti nel banco dietro a quello occupato dalla famiglia. Dopo il furto se ne sono andati e nessuno si è accorto di niente. Senza le telecamere non li avremmo neanche mai visti», continua don Carlos che ormai è di casa in Questura e dai carabinieri. Anche alle ragazze delle visite guidate sono spariti borse e zaini da dietro il bancone. «Della situazione abbiamo informato chi di dovere, anche il Vescovo sa. Ma tutte le chiese del centro hanno questi problemi - continua il sacerdote - Il Papa ci chiede di tenere aperta la chiesa per tutto il giorno e noi lo facciamo, ma non riusciamo a controllare tutto, così dobbiamo tenere aperta solo la porta principale. Questo, però, rappresenta un problema di sicurezza. Se c'è un attacco terroristico non ci sono altre vie di fuga. Sant'Andrea diventerebbe una trappola». I Basilica Dall'alto in senso orario la porzione di affresco crollata sabato, i «buchi» nel pavimento intarsiato depredato dai vandali, i detriti caduti dalla volta sul pavimento della chiesa. Infine la facciata di Sant'Andrea della Valle e la parte transennata
Il Tempo
30 Agosto 2017
ROMA - Sant'Andrea della Valle cade a pezzi Crolla una porzione di affresco. E i vandali si portano via gli intarsi del pavimento.
DA
Davide Di Santo
Il Tempo
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Bene culturale
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