Inerzia II materiale è stato consegnato agli uffici della Pinacoteca. Perché i musei oggi hanno sempre più bisogno di spazio? Perché un numero crescente di concorsi o incarichi vedono noi architetti impegnati in ampliamenti ed estensioni di musei preesistenti? Perché persino Venezia la città museo più straordinaria del mondo oggi è costretta a ricorrere a ingressi a numero chiuso? Il mondo evidentemente si è «allargato» e la richiesta di accedere al Bello, in tutte le sue espressioni, è aumentata esponenzialmente. Per fortuna, ritengo, perché a riabituarsi al brutto ci si mette poco, visti i precedenti. Non a caso oggi alcuni artisti si cimentano a riscattare muri, capanni e persino discariche, utilizzando l'espediente del camouflage e l'artificio della mimesi per cercare di nascondere il brutto che è sempre in agguato; non solo nelle periferie, ormai meno trascurate, anche perché il concetto di periferia è in evoluzione, ma anche in tanti altri contesti che ci sono cari, come quelli delle nostre innumerevoli città storiche o delle realtà paesistiche e agricolo-produttive, ora riconosciute e percepite praticamente da tutti come un patrimonio nazionale identitario e irrinunciabile. Senza questa premessa è difficile spiegare perché la Pinacoteca di Brera (così come l'Accademia che ogni anno attira un numero crescente di studenti da tutto il mondo) merita molto di più che una ciclica ridipintura delle pareti, una continua ricollocazione di un capolavoro quale il Cristo Morto del Mantegna, seguendo gusti e intenti estetici meteoropatici, o una serie di iniziative che intercettano tanto i milanesi quanto i turisti di passaggio che, quando entrano nella Pinacoteca, vogliono trovarsi davanti agli occhi i capolavori di cui hanno sentito dire o favoleggiare, di cui hanno letto o studiato, pur abitando dall'altra parte del mondo. Deve aver pensato a questo il ministero dei Beni culturali (un'orchestra che suona a prescindere da direttori o solisti che arrivano, interpretano e se ne vanno) quando ha indetto un concorso nel wog per dare più spazio alla Pinacoteca, e per far et che vi fosse un riallestimento all'altezza dei grandi musei che non sempre possiedono altrettanti capolavori. Un sacrificio perché si usano denari pubblici per dare alla Pinacoteca un assetto base di alto livello e sul quale, poi, se necessario, avviare questa o quella iniziativa. Il concorso è stato fatto, il progetto consegnato, il resto è buio. Dopo aver vinto la gara pubblica ho ricevuto l'incarico di realizzare il progetto architettonico «definitivo» della «Grande Brera», il primo che prevedeva l'integrazione con Palazzo Citterio (fortunatamente ormai prossimo a essere inaugurato) e il trasferimento parziale dell'Accademia in una sede importante per sfidare il futuro. È stato un lavoro multidisciplinare di vari anni, molto appassionante, che ho condotto a termine mentre nel 2012, tra i molti progetti, inauguravamo al Louvre di Parigi, nella Court Visconti, una nuova vasta estensione: il dipartimento delle Arti islamiche, progetto affidatoci dallo Stato francese dopo aver vinto un concorso internazionale. Concorsi come altri cui ho partecipato con successo e che sono stati alla base di realizzazioniristrutturazioni museali radicali, come quelle della National Gallery of Victoria di Melbourne o del Museo della Storia della Città di Bologna. Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014 ho consegnato tutto il materiale agli uffici della Pinacoteca di Brera, dopo una lunga fase di controllo e di certificazione per verificare la sua congruità con il briefing del ministero e con la normativa pubblica. Da quel momento, però, non ho saputo più nulla. E non lo sanno neppure i finanziatori di questo progetto: i cittadini italiani. Forse ha ragione Vittorio Gregotti, quando dice che «l'architettura non interessa più...». Ma va aggiunto un dato: «non interessa più» in Italia. Un esempio per tutti: a Londra, dopo i due grandi ampliamenti della Tate Modern, il Victoria e Albert Museum ha appena chiuso un cantiere con uno scavo nel sottosuolo per contare su un ulteriore spazio. Io, per aver solo ipotizzato l'eventualità di una copertura praticamente invisibile del cortile d'accesso di Brera (che la tecnologia oggi consentirebbe) al fine di renderlo fruibile al meglio, sono diventato bersaglio di polemiche sterili. Peccato. Peccato, perché la Pinacoteca di Brera e tutti i suoi grandi capolavori meritano iniziative che superino il Tempo e le circostanze, gli sbigliettamenti e le rassegne stampa locali. I soldi ci sono ma vengono mal usati o sprecati (come nel caso del concorso che ho vinto e che, mi è stato detto, con una bella dose di impudenza, non sarebbe stato nemmeno consultato «per evitare di esserne influenzati»). Spesso i soldi vengono sprecati, come ho dovuto io stesso verificare in molti altri casi, per far scatenare gli architetti in gare che alla fine non avrebbero portato mai un progetto a essere realizzato. Eppure i concorsi sono necessari ma dovrebbero essere indetti solo nei casi in cui si sa che alla fine il vincitore arriverà all'inaugurazione. Sono necessari perché sono anche frutto di un percorso democratico: vince chi è scelto da una giuria. E non chi sgomita nei salotti. Credo, infine, che ogni cittadino debba sapere dove vanno finire suoi soldi e che, se lo desidera, possa scegliere a chi e come donare opere eo capolavori affinché essi possano essere ammirati dal pubblico del mondo. La Bellezza è fastidiosa, controcorrente, rivoluzionaria. E senza tempo Nato a Milano nel 1935, Mario Bellini (nella foto) è un architetto e designer di fama internazionale. Presidente della Mario Bellini Architects, è stato premiato otto volte con il Compasso d'Oro e insignito di numerosi riconoscimenti internazionali Direttore Bellini della rivista ha vinto «Domus» dal il concorso 1985 al 1991, indetto ha realizzato nel 2009 per numerose riorganizzare opere, tra cui la Pinacoteca il quartiere di Brera Portello in vista dello di Fiera Milano, spostamento il Centro dell'Accademia Esposizioni in via di Villa Erba a Mascheroni, Cernobbio, che perd non si il Tokyo Design è ancora Center in verificato Giappone, la Fiera di Essen in Germania, la National Gallery of Victoria a Melbourne, il quartier generale della Deutsche Bank a Francoforte, il Museo della Storia della città di Bologna, il Dipartimento delle Arti Islamiche al Louvre di Parigi II cortile del palazzo milanese dove sono ospitate l'Accademia e la Pinacoteca di Brera. L'Accademia venne fondata nel 1776 dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria. Al centro la copia in bronzo della scultura di Napoleone come Marte pacificatore realizzata da Antonio Canova (1757-1822)
Corriere della Sera
31 Agosto 2017
✓ Entità verificate
MILANO - La Grande Brera resta arenata. Così l'Italia trascura i suoi tesori
MA
Mario Bellini
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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