Il restyling delle sculture inizierà nel 2018 grazie a 400 mila euro donati dai privati PADOVA. È il "tableau vivant" della storia di Padova. Settantotto protagonisti della vita cittadina, nell'arco di diversi secoli, eternati nella pietra di Vicenza. E oggi minacciati da muschi e licheni, dall'inquinamento atmosferico e anche da stupidi vandali. Altre 25 statue saranno restaurate nel 2018 grazie a 400 mila euro recuperati da Palazzo Moroni principalmente con sponsorizzazioni. Non solo la fondazione Cariparo ma anche grandi marchi come Conad e Fischer. «Non sarà la piazza più grande del mondo e neppure d'Europa, come vuole la nomea. Però per noi padovani è la più bella», esordisce l'assessore alla Cultura Andrea Colasio, innamorato di questo lembo di città tanto da citare una per una le biografie dei personaggi immortalati nelle statue. E per il bimillenario della morte di Tito Livio (che cade nel 2017) si tenterà di ristrutturare la sua statua, la numero 48, la terza dall'alto nel quadrante di piazza verso la loggia Amulea. Il restauro in programma. «La realizzazione delle statue del Pra' è sempre stata a carico di privati, enti o associazioni. Quasi degli sponsor ante litteram. Vogliamo continuare su questa strada», così Andrea Colasio la mette sul piano del collegamento storico. Ma è anche (giustamente) soddisfatto di aver trovato nelle casse del Comune i soldi dei privati per i restauri: l'operazione di pulizia e sistemazione di 25 statue costa 400 mila euro, ma di questi solo 50 mila li metterà l'amministrazione, il resto arriva da privati. Merito del lavoro degli uffici comunali, durante il periodo di commissariamento di Palazzo Moroni. A settembre sarà approvato il progetto esecutivo, i lavori inizieranno nella primavera del 2018 e si concluderanno entro l'autunno: «Anche perché c'è bisogno di temperature alte per applicare i prodotti del restauro», spiega l'esperto architetto comunale Domenico Lo Bosco. L'attività diagnostica. Intanto è in corso un attività diagnostica sullo stato delle statue, da sempre soggette a deterioramento data la caratteristica porosità e fragilità della pietra di Vicenza. «C'è una metodologia che abbiamo elaborato negli anni d'intesa con la Soprintendenza sottolinea Lo Bosco Anche perché testando i prodotti su un restauro già effettuato abbiamo trovato delle reazioni chimiche inaspettate, che hanno formato degli aloni gialli. Grazie al test di altri prodotti poi siamo riusciti a risolvere». «L'approccio non può più essere quello dell'emergenza aggiunge l'assessore alla Cultura Serve una conservazione programmata per evitare di arrivare ai moncherini con le dita spezzate, al deposito di polveri e alla colonizzazione biologica. Queste statue ne hanno subite tante: gli interventi degli anni '60 sono stati pessimi e l'incuria ha fatto i suoi danni. Pensate che abbiamo recuperato un dito nella canaletta». L'intervento di restauro prevede l'applicazione di prodotto biocida per la disinfestazione di muschi e licheni, poi la pulitura e il consolidamento delle statue. Eventualmente anche il fissaggio di parti in via di distacco e la stuccatura delle lacune. Infine su ogni statua sarà applicato un trattamento protettivo, che dovrà essere rinnovato ogni cinque anni. Nei basamenti verrà anche applicato un materiale "anti-scritta", per evitare i danneggiamenti per mano umana. «Arriviamo alla fine di un percorso iniziato nel 1979, con l'istituzione di una commissione ad hoc tra Comune e Sorpintendenza. Tra il 1986 e il 1990 è stato approvato il piano. Oggi lo portiamo a termine», aggiunge Colasio. Le statue da salvare. In realtà restano ancora 32 statue da ristrutturare, perché le prime 21 (sul quadrante di nord-est) sono state rinnovate tra il 2012 e il 2014. «Servono altri 550 mila euro per completare il restauro dell'intero ovale del Prato chiarisce l'assessore Siamo in attesa di mecenati, anche perché con l'art bonus c'è l'agevolazione fiscale al 65 per le erogazioni liberali a sostegno della cultura. Ci aspettiamo che le imprese si facciano avanti». La promessa è quella di legare il proprio marchio al luogo simbolo di Padova: «Quest'area è sempre stata uno snodo funzionale, anche prima dei romani sottolinea Colasio "Ludi", gare, corse, parate militari, congressi, mercati, fiere e altre mille funzioni ha avuto il Prato della Valle. Ma soprattutto è un luogo identitario della città». Forse la definizione più poetica è quella del grande storico dell'arte del Bo Camillo Semenzato: «Il Pra' è un brano della campagna gettato nelle fauci della città per placarne il respiro».