Teso vertice di maggioranza dopo la minaccia di dimissioni. L'Ars boccia la norma che blocca le trivellazioni petrolifere Modifiche alla riforma. Le aziende di soggiorno saranno sciolte, ma i dipendenti verranno salvati. UNA minaccia di crisi come una tempesta d'agosto, e per giunta in un bicchier d'acqua. A poco più di dodici ore dalla bocciatura a sorpresa dell'articolo due della riforma del turismo, la maggioranza dell'Ars, incalzata dal governatore Cuffaro, ritrova compattezza e si lancia in una maratona d'aula che va avanti fino a notte per approvare la legge silurata in parte l'altro ieri ma cambiata in alcuni punti, dopo l'apertura manifestata dell'assessore al Turismo Fabio Granata e la norma sui consorzi fidi. Contro la riforma del turismo, alla fine, hanno votato solo in dodici, 47 i voti favorevoli, un astenuto. Un risultato ben diverso dal 27 a 26 con cui mercoledì era stato impallinato il secondo articolo della norma. Ieri, poco prima di mezzogiorno, Cuffaro ha riunito i deputati di maggioranza nella Sala rossa dell'Ars. E per convincerli ha usato due strumenti. Quello politico, «cercando di fare capirespiega il presidente che nei mesi che ci separano dalle elezioni, sette o otto, la coalizione deve rimanere tale e non sfilacciarsi, sempre che si voglia concludere la legislatura in maniera produttiva per la Sicilia. Tutti sono stati concordi nel considerare, in questo momento, la coalizione come un valore e superare le eventuali difficoltà contingenti di un momento». Ma fondamentalmente Cuffaro ha usato la concretezza. Perché eventuali dimissioni anticipate del governo al presidente non dispiacerebbero affatto. A perderci dunque sarebbero solo i novanta deputati dell'Ars, che rinuncerebbero alle prerogative parlamentari con un anticipo di alcuni mesi. Cosa che, alla fine, nessuno vuole realmente. Se il centrosinistra grida al ricatto, il governatore ribatte: «II ricatto non appartiene alla mia cultura». E aggiunge: «Qui non ci sono patti segreti, e men che meno da parte mia con l'Mpa di Lombardo per scavalcare Forza Italia e andare alle urne in anticipo. Non avrebbe senso. Io resto sempre dell'opinione di anticipare rispetto alle Politiche, ma la decisione sarà della coalizione. In settembre comunque ne riparleremo». Alla fine del vertice facce distese e grandi sorrisi, e la certezza che alla fine il governo si sarebbe salvato. In tema di turismo, dunque, l'aula dà il via libera alla riforma del settore. La norma azzera le aziende provinciali e le aziende autonome di soggiorno, che però potranno essere sciolte non prima del 31 dicembre. A i lavoratori sarà garantita la continuità occupazionale anche in altre branche dell'amministrazione pubblica. Ma questo non potrà accadere se non dopo l'insediamento del Consiglio regionale del turismo, formato al massimo da 25 componenti (sindaci, presidenti di Provincia, sindacati, ambientalisti, esperti). Le competenze delle aziende provinciali resteranno delle Province regionali. Nascono i distretti turistici, che riuniscono parti di territorio accomunati da risorse e attrazioni turistiche. Il dibattito è filato liscio fino al momento in cui l'aula ha affrontato il tema particolarmente caro all'assessore Granatadelle concessioni petrolifere, già revocate dalla giunta alle aziende impegnate nei territori tutelati dall'Unesco. Il governo ha cercato un punto di mediazione, limitando il divieto di trivellazioni alle pertinenze dei siti tutelati. Ma l'aula, a voto segreto, l'ha bocciato. Disco verde anche per la norma sui consorzi fidi. «Sarà supportata la crescita di piccole e medie imprese che operano in Siciliadice l'assessore al Bilancio, Salvatore Cintola facilitandone l'accesso al credito e migliorando le fonti di finanziamento a medio e lungo termine, in modo da incentivare progetti di investimento territoriali di Natura privata». Per Salvo Heres, relatore della norma, «i punti qualificanti della legge sono la semplificazione delle procedure,la più corretta distribuzione di competenze tra i diversi assessorati e, soprattutto, il raddoppio delle risorse finanziarie fino a oggi attribuite ai capitoli destinati ai consorzi fidi».