CONSIGLIO DI STATO. SENTENZA SFAVOREVOLE AL COMUNE DI NAPOLI E ALL'AUTORITÀ PORTUALE. AD OTTOBRE SI DOVRÀ RIFARE LA GARA Dopo il Tar, ecco il Consiglio di Stato. La V Sezione, presidente Iannotta, affonda definitivamente - è il caso di dire - i pontili di Mergellina del Comune di Napoli e dell'Autorità portuale, dando ragione alla Soprintendenza ai Beni Architettonici. Una mazzata economica durissima per il Consorzio operatori nautici lungomare di Napoli (rappresentato e difeso dall'avvocato Felice Laudadio), una "rivincita"per la società Marina di Sant'Antonio, che raggruppa una ventina di ormeggiatori, abusivi o "storici" che dir si voglia, difesi dal legale Carlo Sarro. A nulla è valsa la costituzione ad adiuvandum dell'Autorità portuale dell'Avvocatura da parte dell'ente locale, con l'avvocato generale Martella Cozzuto Quadri, ingiustamente al centro di un caso per la presenza di "spalleggiamento" alla Sovrintendenza nell'udienza dinanzi al Tar, colpa di una clamorosa svista del vicesindaco Rocco Papa. Sorprendente invece l'assenza - dinanzi ai giudici romani - di Italia Nostra che lo scorso 27 luglio si era presentata con un atto di intervento ad opponendum (cioè in favore della Sovrintendenza) affidato all'avvocato Vincenzo Spagnuolo Vigorita. La data chiave della vicenda è l'8 luglio: da una parte gli ormeggiatori, che dal 1980 operano sul lungomare, bloccano il traffico via mare, impedendo le operazioni di imbarco-sbarco degli aliscafi, ed occupano i pontili, dall'altro il consorzio vincitore procede al montaggio degli ormeggi, dopo che il giorno prima aveva avviato la posa in opera sul fondo marino di blocchi cementizi in funzione di corpi morti. Ma c'è un terzo fatto: il soprintendente Enrico Guglielmo, firma una lettera indirizzata a Guglielmo Nerli, presidente dell'Autorità portuale, al consorzio vincente, e per conoscenza al commissariato San Ferdinando, al comando carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale, alla Capitaneria di Porto, al sindaco di Napoli Iervolino e alla Procura. Le opere, si legge, vanno immediatamente sospese, e tocca alla Capitaneria di Porto vigilare sul rispetto della disposizione. Lo stop ai lavori viene motivato con la immodificabilità dei vincoli nella fascia di mare, e sia il Consorzio, sia l'Autorità portuale, dice Guglielmo, già nel febbraio scorso conoscevano l'avvio del procedimento «dell'imposizione di prescrizioni di tutela indiretta» della fascia di mare davanti Castel dell'Ovo, e del muro frangiflutto che da Largo Sermoneta arriva fino al Molosiglio. Vengono intanto notificate dalla Capitaneria cinque denunce (per pericolo e intralcio alla pubblica navigazione) ad quanti hanno partecipato alla protesta in mare. L'informativa viene trasmessa in Procura. Gli ormeggiatori "abusivi" presentano un'istanza di presentazione spontanea alla Procura e un esposto contro il consorzio vincente. Il clima è avvelenato: si registrano atti di intimidazione, gli inquirenti ipotizzano la presenza del clan che fa capo a Rosario Piccirillo. Dopo la decisione del Tar, a cui era ricorso il Consorzio, in campo scende anche Nerli: accusa con durezza Guglielmo di doppiezza, nonché Palazzo San Giacomo. «Si vuole lasciare - questo il senso del suo attacco - che continui il degrado e che le decisioni vengano prese da enti non istituzionali?». A nulla sono valsi, ieri, i tentativi di Autorità portuale e Comune di spiegare che la loro azione aveva posto fine al far west ed allontanato la longa manus malavitosa, che si punta a coniugare correttezza amministrativa e moralizzazione; né più né meno la stessa motivazione addotta dall'avvocato Sarro «non fosse altro perché difendo ormeggiatori che sono titolari di concessione da un quarto di secolo». La situazione è ora paradossale: il Consorzio ha sborsato fior di quattrini e medita di rivalersi in qualche modo; analogamente la Società Marina di Sant'Antonio ipotizza un'azione di risarcimento. Di sicuro per ora tutto resterà com'è, con i natanti in mezzo al mare. Entro ottobre la Sovrintendenza deciderà il regime definitivo del vincolo e si sapranno le aree da assegnare con una nuova gara, destinata a riaprire i giochi. «Di certo - conclude Sarro - vanno azzerate procedure anomale e forzature incredibili: la legge è stata violata, e non lo dico io». Ovviamente bisognerà attendere la sentenza di merito del Tar, dopo il respingimento della domanda incidentale di sospensione. Altre sorprese?