Monsignor Pompili, apre la messa a un anno dalla prima scossa di terremoto e dopo la veglia di preghiera della notte: "Evitiamo frasi fatte. Ricostruire è possibile. Ma non l'identico, bensì l'autentico. L'identità di un borgo storico è sempre dinamica e la storia non torna mai indietro". Nel pomeriggio la messa in una frazione di Arquata del Tronto. Il vescovo di Ascoli: "Il futuro è nelle nostre mani, non in quelle dei politici". La procura annuncia 12 richieste di rinvio a giudizio AMATRICE - C'è silenzio, o quasi, e clima di tristezza e dolore nelle strade di Amatrice, quelle percorribili e non interdette perché in zona rossa. Molti i giovani all'esterno del bar all'ingresso del paese, ma i toni sono bassi. Nel paese simbolo della devastazione portata dal terremoto di un anno, sono arrivati in tanti anche dai paesi vicini del Reatino e dell'Aquilano, a prendere parte alla cerimonia che dall'1,30 ha commemorato le 239 vittime del paese. Momento centrale la lettura dei nomi e di brevi cenni biografici che ripercorrono la loro storia. La cerimonia nella grande tenda allestita nel campo sportivo di Amatrice, a turno, qualcuno ha letto pezzi di vite, storie tratte dal libro Gocce di Memoria. Per volontà dei parenti, niente telecamere accese né riprese con telefonini. Una richiesta che i numerosi operatori dell'informazione presenti hanno rispettato. Al termine della lettura la fiaccolata fino nel parco Minozzi, dove alle 3,36 hanno risuonato 239 rintocchi di campana. Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha poi scoperto il monumento eretto nel parco: raffigura l'antica moneta 'Fidelis Amatrix', dello scultore Marino Di Prospero. La moneta 'Fidelis Amatrix' nel 1486 fu concessa in diritto alla città di Amatrice da Ferdinando d'Aragona per la fedeltà dimostratagli nella lotta contro gli Angioini. Il travertino bianco con cui è stato realizzato proviene dalla cava della ditta Tancredi di Acquasanta Terme che l'ha donato alla città. "La ricostruzione sarà vera o falsa. È falsa quando procediamo alla giornata, senza sapere dove andare" ha detto nell'omelia della messa celebrata ad Amatrice alle 11 alla presenza, tra gli altri, del premier Gentiloni e della sindaca di Roma, Virginia Raggi. "Mi chiedo: siamo forse in attesa che l'oblio scenda sulla nostra generazione per lasciare ai nostri figli il compito di cavarsela, magari altrove? Rinviare non paga mai. Neanche in politica, perché il tempo è una variabile decisiva. La ricostruzione al contrario è vera quando evita frasi fatte ("Ricostruiremo com'era, dov'era") e chiarisce che ricostruire è possibile. Ma non l'identico bensì l'autentico. L'identità di un borgo storico è sempre dinamica e la storia non torna mai indietro" ha continuato monsignor Pompili. "Ricostruire - ha aggiunto il vescovo - vuol dire sempre andare avanti. Anche Amatrice allora rinascerà. Ma è bene che conservi perfino le ferite, perché da quelle le future generazioni apprenderanno che la città, più che dalle sue mura e dalle sue vie, è fatta dall'ingegno e dalla passione di chi la edifica". "Per rinascere, però - ha avvertito monsignor Pompili - non basteranno eroi solitari. Anzi, a dirla tutta, una comunità senza eroi è una comunità eroica. E' la fuga dalla propria quota di impegno, infatti, che lascia le macerie dove sono; impedisce di ritornare; abbandona i più. Qui non si tratta di attribuire colpe a qualcuno o distribuire medaglie a qualcun altro, ma di fare quello che ci spetta". "Non basta nascere - ha concluso il prelato - bisogna imparare a rinascere. Questa è la fede. Ma anche la ricostruzione che verrà, se verrà". Marche, messa in una frazione di Arquata. "Il futuro è nelle nostre mani, non in quelle dei politici. E' nella forza di coesione, nel coraggio di superare differenze e rivalità. Dobbiamo offrire l'immagine di un popolo che si batte per una ricostruzione rapida e sicura". Parole forti anche dal vescovo di Ascoli Piceno, Giovanni D'Ercole, nell'omelia pronunciata nel pomeriggio in una frazione di Arquata del Tronto in suffragio delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016, alla presenza della presidente della Camera Laura Boldrini, del ministro dell'Interno Marco Minniti, dell'ex capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e del suo successore Angelo Borrelli, del Commissario uscente alla ricostruzione Vasco Errani, del presidente della Regione Luca Ceriscioli. Accanto al sindaco di Arquata Aleandro Petrucci, è comparso il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, giunto nelle Marche per un'abbraccio tra le comunità colpite. Monsignor D'Ercole ha celebrato la funzione nella nuova chiesetta di legno nella cittadella dell'area Sae di Pescara del Tronto, frazione di Arquata. Moltissime le persone presenti, anche tornate dagli alberghi della costa dove sono tutt'ora sfollate. "Dobbiamo offrire - ha proseguito il vescovo - l'immagine di un popolo disposto a fare tutto quello che dipende da noi e solo poi pronto ad esigere, con ogni mezzo, che chi ha il dovere di intervenire lo faccia nel modo migliore e più consono. Siamo tutti impegnati in questa maratona umana, civile e spirituale che durerà a lungo". E, a proposito di chi ha il dovere di intervenire, il vescovo D'Ercole ha parlato della ricostruzione della chiesa di San Pietro e Paolo ad Arquata. "Ricostruirla - - ha scandito dal pulpito - non toccherà alla Diocesi, bensì al Ministero del Beni culturali: noi non ci stancheremo di pungolare giorno per giorno i responsabili". Il vescovo di Ascoli Piceno ha infine fatto riferimento al recentissimo terremoto di Ischia, che ha causato due vittime nonostante la magnitudo 4. "Non bisogna più permettere che ogni piccola scossa, come è avvenuto altrove proprio in questi giorni, produca danni vitali e decessi umani - le parole di monsignor D'Ercole -. Chi assume democraticamente responsabilità civili al servizio della comunità, sappia compiere fino in fondo il proprio dovere senza cedimenti, compromessi e parzialità. Perché ci sono responsabilità che forse non finiranno per essere sanzionate penalmente, ma a Dio ognuno di noi, anche chi dice di non crederci, dovrà un giorno rendere conto di tutto". ln serata anche le dichiarazioni a Euronews del procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva. "Presto ci saranno dei rinvii a giudizio". Saieva ha annunciato di aver chiuso le indagini per il crollo della vela campanaria di una chiesa di Accumoli e quella di due palazzine di edilizia popolare di piazza Sagnotti ad Amatrice. Purtroppo, fa notare, "c'è colpa dell'uomo". "Sette richieste - ha concluso Saieva - saranno per Accumoli e cinque per le palazzine". In occasione del primo anniversario la presidente Boldrini ha scritto una lettera all'associazione 'ArquataFutura". "Caro presidente Paolini, cari cittadini dell'Associazione ArquataFutura, - scrive - vi ringrazio per la lettera che avete voluto indirizzarmi alla vigilia di un anniversario per voi tanto carico di dolore e di richieste ancora inevase". "Capisco l'amarezza - continua - che emerge dalla vostra lettera, e condivido il vostro appello al silenzio". Nella lettera inviata dall'associazione si lamentavano le "tante dichiarazioni e promesse al vento" e si chiedeva l'urgente "rimozione delle macerie, il ripristino della viabilità, il ritorno delle popolazioni in aggregati abitativi forniti di servizi efficienti, il completamento della perimetrazione per consentire l'avvio della progettazione, una capillare microzonazione di terzo livello e piani di ricostruzione con cronoprogrammi definiti e realistici, il supporto alle attività produttive commerciali, agricole ed artigianali attraverso appositi strumenti legislativi".
la Repubblica
24 Agosto 2017
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Terremoto Centro Italia, vescovo: "Amatrice rinascerà. Ma la ricostruzione sia vera"
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