POPULONIA Ecco una sepoltura già profanata tanto tempo fa, ma che racconta tante cose d'epoca romano-imperiale. Più una scoperta eccezionale: un piccolo leone di bronzo, forse parte finale di un simpulum (strumento da mensa per mescolare e servire il vino). Passato che cambia la storia di oggi. Baratti e Populonia continuano a far scoprire diverse datazioni sia sull'abitato che sulla necropoli, grazie all'impegno degli archeologi e degli studenti delle università. Recuperi da cantieri che vedono insieme Soprintendenza e imprenditori con la passione per l'archeologia ("Trust Sostratos").In calendario due appuntamenti, stasera e venerdì, per incontrarli e scoprire tutto.Si comincia al museo etrusco Gasparri di Populonia. Dalle 21 stasera la presentazione del libro "Archeologia in cantiere. I recuperi post - alluvione di Baratti e Populonia". «Parleremo degli scavi in corso alla Porcareccia e al Casone - spiega Andrea Camilli, (Soprintendenza per Livorno e Pisa) anche moderatore dell'incontro - che stanno facendo cambiare la datazione nel passaggio tra Etruschi e Romani nel golfo». Il testo raccoglie il lavoro di Camilli, e degli archeologi Giorgio Baratti e Carolina Megale (tra i loro argomenti pure la "casa dei semi", mura con semi carbonizzati, ritrovate dopo l'alluvione a ridosso di Baratti). Al museo il soprintendente Andrea Muzzi, l'assessore alla cultura Paola Pellegrini, il presidente Parchi Francesco Ghizzani Marcìa. Populonia e il territorio. Venerdì (sempre dalle 21) a Populonia stazione l'archeologia a Baratti punterà l'attenzione su nuove scoperte dall'abitato e dalla necropoli. Qui ci saranno anche Alessandro Viesti, archeologo, a lavoro su tre scavi in corso, e Lorenzo Benini, socio fondatore del Trust Sostratos. «Faremo il punto - conferma Viesti - insieme ad Andrea Camilli sulle tre campagne di scavo. Sul poggio della Porcareccia, vicino alla sede della Soprintendenza dove stiamo indagando per il ministero sul villaggio romano: qui c'è una strada lasticata lunga circa cento metri. Area già studiata a fine anni Cinquanta - spiega - ma che stiamo ripulendo dai rovi del sottobosco, senza abbattere alberi; per dare una più puntuale cronologia alle fasi della vita dell'abitato, realizzando un nuovo percorso archeologico-naturalistico. Poi seguo i due cantieri di scavo finanziati da Sostratos in collaborazione con la Soprintendenza: lungo le pendici sud orientali del poggio della Porcareccia, dove la strada romana è come tagliata dal recupero delle scorie... - aggiunge Viesti - Ovviamente i romani hanno costruito sopra la città etrusca; stiamo indagando ambienti di un'abitazione di epoca etrusca. Poi siamo impegnati sulla necropoli del Casone vicino alla tomba a edicola e la tomba dei carri. Le ricerche sono nate con l'intento di capire quando la necropoli è stata ricoperta e abbandonata». Lorenzo Benini e Pietro Del Grosso i due imprenditori (logistica e impiantistica) soci fondatori di Sostratos che dai 2011 finanziano scavi qui ma pure a Orvieto e Norchia: «Cerchiamo - dice Benini - di creare risorse pure col restauro e la musealizzazione, spesso in 6 mesi dal ritrovamento. Cose da fare per la comunità, per la medicina dell'anima che è la cultura, come la nostra storia».Che dire, grazie (a tutti).