IL TERREMOTO torna a battere con sinistra continuità nel nostro Paese: quello di Ischia è di una intensità del quarto grado Richter. L'isola verde ha nella sua storia una sequela di terremoti che risalgono all'antichità, come narra il greco Strabone, e al Medioevo: ma Casamicciola fu colpita anche nel 1796 e nel 1828. Il più spaventoso sisma fu quello del 28 luglio 1883 che fu di ben più grave intensità toccando il decimo grado della scala Mercalli. Fu una strage con oltre 2.300 morti, 1.750 nella sola Casamicciola. Giustino Fortunato, meridionalista insigne consapevole dello stato comatoso del Sud, coniò quella che è divenuta una classica formula per definire il paesaggio del Mezzogiorno: «sfasciume pendulo» affacciato sul mare. Il caso volle che lo studioso ne fu testimone e si adoperò a frugare tra le macerie di Casamicciola per soccorrere quanti erano sopravvissuti. In quella terribile estate del 1883 il padre, la madre e la sorella di Benedetto Croce persero la vita e lui stesso non ancora diciottenne fu miracolosamente tratto dalle macerie. Soltanto il terremoto in Irpinia, Campania e Basilicata del 23 novembre del 1980, e le successive repliche che si ebbero in febbraio, causò circa 3 mila morti. Dal punto di vista geomorfologico l'isola d'Ischia ha una sua autonomia, dunque la scossa che ha interessato Casamicciola non ha investito i Campi Flegrei, con la caldera fumante e attiva della Solfatara, né la pur vicina Procida. Ischia è dominata dal Monte Epomeo, cuspide emergente di un vulcano: la direttrice dell'Osservatorio vesuviano Francesca Bianco ha precisato che il terremoto di lunedì è di tipo tettonico e non vulcanico e comunque l'Epomeo non ha la pericolosità del Vesuvio monitorato in continuità e sotto stretta sorveglianza. Senza aver alcuna competenza delle scienze della Terra, di una cosa possiamo essere certi: l'isola d'Ischia e i suoi Comuni sono da decenni al centro di un abusivismo selvaggio e poco si è fatto perché case vecchie e fatiscenti fossero messe in sicurezza, né quelle più recenti hanno rispettato le norme imposte dalle leggi antisismiche. L'abusivismo più selvaggio ha devastato il paesaggio dell'isola, roso le pendici boscose che risalgono le falde dell'Epomeo, e i Comuni quasi mai sono stati capaci di reprimere l'abusivismo diffuso e gli interessi speculativi che hanno dilagato. L'amara lezione del terremoto di Casamicciola non è che l'ultimo episodio di una catena di eventi sismici che si chiamano L'Aquila, Amatrice e molti centri del Centro Italia. Una catena di morti, uno spreco di ricchezze che sono la conseguenza di una politica inidonea alla messa in sicurezza del territorio: la dorsale appenninica che fende la penisola è preda della vulnerabilità sismica. La fragilità del territorio nazionale non può tornare all'ordine del giorno quando si fa il conto dei morti e dei danni. Si sono compiuti taluni passi dal 1980 a oggi: si dispone d'una carta del rischio aggiornata, di una nuova normativa per gli interventi di consolidamento strutturale degli edifici, si dispone di un sistema di monitoraggio e anche per i beni culturali si sono approntati strumenti di conoscenza più affinati. Ma sono piccoli passi, dinanzi all'entità dell'impegno che richiede un Paese a rischio sismico permanente ed estesissimo (40 per cento sul territorio nazionale, 70 per cento se si considera il Centro- Sud); il tessuto urbano degli insediamenti appenninici è in gran parte costituito da edifici che hanno molti secoli alle loro spalle e sono del tutto inidonei a reggere l'urto sismico; ma il peggio è che la stessa edilizia più recente (ospedali, scuole, uffici pubblici e persino le caserme dei pompieri) non è stata costruita con quelle necessarie misure antisismiche che consentono di garantire la sicurezza di uomini e cose, né c'è stata una politica di adeguamento statico. Eppure da trent'anni e più l'Italia spende cifre notevolissime per fronteggiare tale genere di disastri e ricostruire le case distrutte. I provvedimenti d'urgenza sono solo una risposta tampone all'inadempienza dei governi che si sono succeduti in un settore strategico per la sicurezza delle nostre popolazioni. Tutti gli esperti e gli studiosi che si sono espressi hanno sottolineato il fatto che il disfacimento di Casamicciola non è giustificato da un'onda sismica, non forte, stando all'opinione dell'Ingv: la realtà è che lo stato comatoso dell'edilizia dell'isola semina distruzione e morte. Che le autorità comunali protestino per questa diagnosi è persino vergognoso. Si nega quanto dicono le scienze della Terra, del rapporto cioè che si pone tra intensità del sisma e l'effetto che esso ha su un territorio la cui edilizia non risponde alle norme di sicurezza. In Natale in casa Cupiello, Eduardo De Filippo, entrando dalla cucina in camera da letto tutta sottosopra, dice: «Qua mi pare Casamicciola». Una metafora che designa lo stato d'emergenza in cui versa l'Italia.
la Repubblica
23 Agosto 2017
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Cesare De Seta
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