Un mollusco vale un altro, tre metri quadri sì e no si percepiscono, la falda acquifera è roba per esperti. Insomma la Puglia vive su tre bombe a orologeria, ma non ci sembra che qualcuno se ne accorga e comunque, si sa, occhio non vede, cuore non duole. Stiamo parlando delle tre inchieste che ha realizzato per il Corriere Pasquale Pellegrini e pubblicate venerdì, sabato e domenica scorsi, la prima sullo stato dell'arte delle falde acquifere, la seconda su quello del mare e la terza su quello del suolo. Abbiamo scoperto che per quanto riguarda le falde, il 78 per cento di esse non sono non proprio perfette, anzi gli esperti (quelli che hanno stilato il rapporto dell'Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, principale fonte delle inchieste ) parlano chiaramente di «stato chimico scarso» a causa di agenti contaminanti come pesticidi, fitofarmaci o il sale dell'acqua marina. Abbiamo scoperto anche che in un anno la Puglia ha "divorato" 500 metri quadrati al giorno di suolo; e che infine nel nostro mare, sia Adriatico sia Ionio, vivono ormai specie aliene di pesci pericolosi e tossici. Insomma un disastro accade lontano dai nostri sensi, ma nessuno, e per nessuno si intende gli amministratori, pare ne abbia consapevolezza. Certo non tutte le responsabilità sono uguali. Nel caso dei pesci alieni la causa principale, come ha spiegato il prof Corriero al nostro giornale, va cercata nel traffico marino internazionale (da Taiwan, dal Messico e dall'Australia sono arrivati organismi che oramai si sono insediati nel fondo del porto di Bari) oltre che nell'acquacoltura. Ma per quanto riguarda le falde e il consumo di suolo bisogna dire che facciamo tutto da soli, senza l'aiuto di agenti esterni. Quei tre metri quadrati al secondo di Puglia che si trasformano in qualcosa d'altro ogni giorno (magari case), noi non li vediamo scomparire, ma chi dà le autorizzazioni lo sa. I peggiori divoratori di territorio secondo lo studio dell'Ispra si trovano a Lecce, ne consumano il 14.5, quasi il doppio della media regionale che è dell'8,3, già di per sé più alta della nazionale, pari al 7,2. Il boom del turismo nel Salento c'entra senz'altro qualcosa, ma non siamo sicuri che non si possa salvare insieme la Puglia di tutti e gli affari di qualcuno. Così come non siamo convinti che se ogni giorno sparisce un territorio pari a un pezzo di stadio, sia tutto sotto controllo poiché ci sono carte bollate e firmate. Infine: fra qualche tempo (non molto, una trentina di anni) dai rubinetti potrà uscire acqua di mare, ma al momento l'unica certezza che abbiamo è che sull'argomento ci saranno un bel po' di dibattiti.