Lo 0,7 per cento in più dello scorso anno. Nove su dieci erano bresciani Ordini spezzati, forme scavate fino all'essenza e continue interruzioni. Armi lucidate, reliquie longobarde, busti neoclassici e pavimenti a mosaico. Tra domus romane, passeggiate tra le opere all'imbrunire e i segni del semi-dio tabagista della Transavanguardia Mimmo Paladino, per due settimane e per la quarta estate consecutiva a Brescia il viaggio nella storia dell'arte non è costato un centesimo: dall' 8 al 20 agosto, l'entrata al parco archeologico, in Santa Giulia e al museo delle Armi è stata gratuita. Infradito, Nikon incollata al collo e depliant infilati nello zaino, hanno visitato i musei 37.369 persone, lo 0,7 in più dell'anno scorso (il numero esatto del 2016: 37.121). «Finalmente, abbiamo rivisto le mitiche code» ha detto Massimo Minini, presidente di Brescia Musei. Pigia pigia in biglietteria, bookshop svuotati (15 mila euro d'incassi in 15 giorni) e promenade serali (le visite guidate del giovedì sera) overbooked, pienissime: «Abbiamo raggiunto il massimo di capienza fisiologica del museo. Questi numeri non sono un caso. Nemmeno conta, come diceva qualcuno, il meteo che, in caso di pioggia, fa arrivare in città i turisti del lago: eravamo pieni anche con il sole» fa sapere Luigi Di Corato, direttore della fondazione. Nel dettaglio: in queste due settimane, oltre 14 mila visitatori hanno scelto Santa Giulia, 13.083 la Brescia romana, più di 5 mila il museo delle Armi in Castello. Ad alcuni di loro, all'ingresso, hanno chiesto i documenti: l' 89 era italiano, soprattutto bresciano, e il resto straniero, con la Germania in testa rispetto agli altri Paesi (mel 2016, gli stranieri erano circa il 20 per cento). Sconti delle mie brame: con la promozione 2x1, prendi un biglietto ma entrate in due, 5.071 persone hanno visto le mostre allestite in Santa Giulia con le foto dell'agenzia Magnum e di Steve McCurry. Nemmeno Christo aveva fatto questo miracolo: con la stessa offerta, le sue reliquie in scala esposte l'anno scorso al museo hanno tentato 2.296 visitatori. Per il vicesindaco Laura Castelletti, «È un grandissimo risultato: i numeri confermano che la nostra strategia culturale è vincente. Oltre ad attrarre i turisti dei due laghi, stiamo consolidando il legame tra i bresciani e la loro storia: hanno approfittato dell'entrata gratuita anche molte famiglie cittadine». Lo stanno facendo dal 2014, l'anno in cui ha debuttato il museo gratis: all'epoca, in una settimana di sperimentazione, entrarono 24.462 persone. Nel 2015, quando da sette si è deciso di passare a 15 giorni di gratuità, 33.945. Poi il successo dell'anno scorso e quello di quest'estate. «Molto dice Di Corato ha contato anche la mostra di Paladino». Li riconoscevi dalla livrea: le opere di Ouverture hanno viaggiato sui bus di Verona e Milano. Le loro foto d'autore, scattate da Ferdinando Scianna, sono state stampate su cartoline d'autore diventate oggetti di culto, e appiccicate sui muri di entrambi i laghi e della montagna: per diffondere il verbo e attrarre pubblico, Brescia Musei ha fatto un volantinaggio sistematico dei laghi e investito 45 mila euro circa nella comunicazione. Ma non tutti, in città, hanno fatto la stessa cosa: parecchi ristoranti erano chiusi per ferie. «In realtà, meno degli altri anni dice Di Corato . Ma in ogni caso, sarebbe importante se la città rispondesse in maniera ancora più forte».