LA "Flaminia militare", che domenica gli escursionisti guidati da Legambiente potranno scoprire o riscoprire, non è solo un pezzo di Storia, ma una storia, di quelle un po' eroiche e un po' folli che si raccontano nelle osterie dell'Appennino a cavallo tra Bologna e Firenze. Per risentirla basterà farsi trovare alle 9 al camping "Il Sergente" (4 chilometri a sud della Futa in direzione Mugello, prenotazioni al 346 6081966) da cui partirà la visita al sito di Monte di Fo' con l'opportunità di camminare sul selciato che il console Caio Flaminio, reduce dalla vittoria sui Liguri, fece posare a centurioni e schiavi nel 187 avanti Cristo. Questo collegamento, che in parte coincide con la frequentatissima "Via degli dei", fu riscoperto alle fine degli anni Settanta a dispetto degli storici. Per secoli la Flaminia militare rappresentò una strada di cui si era perso l'itinerario al punto da costituire un vero rebus archeologico. E proprio gli storici delle università fuorviarono le ricerche postulando che si celasse dalle parti della Raticosa. Due appassionati, Cesare Agostini e Franco Santi, l'uno avvocato, l'altro muratore scalpellino, credettero invece alla vox populi tramandata di generazione in generazione: «Lassù a Pian di Balestra passavano i romani» Sciocchezze raccontate ai nipoti davanti al camino? Lo scetticismo comincia a vacillare quando Santi, proprio a Pian di Balestra, va a cavare un blocco di arenaria e la roccia gli dischiude davanti agli occhi una moneta dell'epoca repubblicana con tanto di Lupa, Romolo e Remo. Che avessero ragione i nonni? Così, con l'amico Agostini, decide di imbarcarsi in un'impresa apparentemente velleitaria e folle: scavare con vanga e piccone per cercare le prove della famosa via romana. Buttare il cuore oltre l'ostacolo spesso produce meraviglie. Quella di un giorno d'agosto del 1979 quando il piccone incoccia una pietra sotto un materasso di terra e foglie spesso ottanta centimetri. Non è una pietra isolata. Accanto ce ne sono altre ben allineate fino a una larghezza di due metri e quaranta centimetri, giusto gli otto piedi romani, la carreggiata ritenuta ottimale dagli ingegneri capitolini. È la prima prova dell'esistenza della via romana, ma per dimostrare il suo itinerario occorrono altri vent'anni di scavi fino al rilevamento della stessa nei pressi della Futa. A quel punto un altro ramo del reticolo viario della Roma repubblicana appare chiaro. La Flaminia militare partiva dall'attuale via Venezian staccandosi dalla via Emilia e scavallava verso Fiesole, insediamento più antico di Firenze. I cattedratici di storia sono così confutati sul campo a colpi di piccone. I romani, conquistata la pianura padana, tracciarono la via Emilia e la collegarono con Roma tramite la Flaminia "classica" costruita da Gaio Flaminio padre di Caio. La Flaminia militare fu invece realizzata per disporre di un collegamento più rapido con la stessa pianura padana per lo spostamento delle truppe.