Che cosa significa andare a sentire un concerto in un posto straordinario come questo? Non è semplicemente una bella esperienza ma vuol dire anche riprendersi un luogo e imparare a viverlo diversamente Sulla Reggia di Caserta è sera: coppie passeggiano sottobraccio lungo la facciata vanvitelliana. Donne fruscianti si sventolano incedendo lente nel lungo viale che dal carraio arriva "dritto per dritto" alla stazione dei treni. Il viale, di qua e di là illuminato debolmente, rivela due grandi emicicli coevi: gli edifici che servono la reggia: prima di tutto per le truppe di stanza. Che vita regale e serena, quella che ti fa sentire a casa tua in un palazzo che non ha eguali (è la residenza reale più grande del mondo): regale perché allontana per un poco quel senso di stracci e miseria che invece spesso incombe sulle vite, e serena perché tutto ciò che è ortogonale allude alla perfezione. Che non siamo in epoca borbonica, però, lo ratifica la luna che illumina i prati e, sui prati, ragazzi stesi a chiacchierare, a baciarsi, birre in mano ché fa caldo: è appena finito il concerto di Stefano Bollani. I prezzi dei biglietti vanno da democratici a sopportabili, e un ragazzetto ossuto tutto occhiali si alza proprio da un posto di platea: è uno studente del conservatorio, innamorato dell'arte sua, che ha messo i soldi da parte e ora si sente un privilegiato. Ha ragione. È un privilegio tutto riconquistato sciamare da questa reggia a mezzanotte, dopo essere stati in uno dei suoi cortili ad ascoltare musica. Per anni i giardini della reggia sono stati chiusi nei giorni che i casertani dedicano alle scampagnate: troppi danni per un solo giorno, una scia di spazzatura quella che restava. Qui si dice che il pesce puzza dalla testa, e così come credo che un generale senso di malgoverno della cosa pubblica e di degrado fosse sottostante a quei comportamenti incivili, allo stesso modo quando, la scorsa Pasqua, il direttore decise che si sarebbe potuti entrare di nuovo nei giardini per il picnic, fu il segno meraviglioso di chi si sente sicuro di ciò che fa. È pronto a vivere la responsabilità solo chi è ineccepibile, perché solo quello può dire: "mi fido". Fino a sera, noi partiti in viaggio per il fine settimana pasquale, si rimase con il fiato sospeso. Ci si chiedeva tra amici, con la frequenza con cui ci si informa dei risultati di una partita alla domenica: "si sa come è andata a Caserta?". Andò bene: fiducia chiama fiducia, è andata bene. Entrare e uscire democraticamente dagli orti dei re dà uno di quegli abbagli che dovettero provare le guardie rosse tornando sulla Neva dal Palazzo d'Inverno. E dà un senso a questo procedere della periferia, che non sia solo la meta diurna di un pullman gran turismo appaltato dalle scuole, non il frettoloso selfie da riportare a casa. Qualcosa di più: dei luoghi dove potersi concentrare sulla bellezza, mentre di bellezza siamo circondati. Bateson lo chiama deuteroapprendimento, significa che mentre attivamente ci si dedica a un'osservazione, si presta attenzione a un fenomeno, intanto, sotto ne scorre un altro che comunque segna la coscienza, la sensibilità. Che resterà lì da qualche parte, sub-limine, sotto la soglia della porta dell'immenso carraio della Reggia di Caserta. Pensavi di star varcando quel limes per andare ad ascoltare Bollani e intanto imparavi ad appropriarti di uno spazio della tua città, del tuo sud, a farlo tuo di notte: quando il tempo, se c'è tempo, te lo scegli. È lo stesso senso di duplicazione della possibilità che si avverte entrando di sera al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il giovedì, dopo le sette, a biglietteria chiusa. Due euro e si resta dentro fino alle 23 ad ascoltare musica jazz in uno dei suoi giardini, mentre fuori la cappa di caldo asserraglia la città. Le mura doppie difendono dal grande incrocio male ammaestrato, dalla guerriglia della movida, e a loro volta proteggono il passato: tutto ciò su cui si fonda la civiltà occidentale sta qui. Chiudi gli occhi e ascolti Dario Deidda, li apri e una Minerva ti guarda dallo scalone così come Canova la volle. Due euro e tu e Canova guardate la stessa cosa "nello stesso momento". Ed è misticismo voler credere che le due manifestazioni dello spirito sono coerenti e coese? Non è che la musica si aggrega alla scultura per trasformarsi poi, entrambe, nella nostra coscienza, così come l'idrogeno e l'ossigeno combinandosi fanno l'acqua? Le regge spalancate, i musei di notte, quello che era stato pensato per pochissimi che diventa di tutti è anche un civile escamotage che i direttori dei nostri poli museali hanno trovato per bilanciare decisioni indifendibili, per esempio quella che dal 2014 condanna gli over 65 a pagare il prezzo pieno del biglietto, togliendo loro il miele del potersi rifugiare in una pinacoteca, in una galleria anche ogni giorno, ché se un vantaggio c'è, a nascere italiani - se c'è - è solo questo: che alla stessa distanza del salumiere c'è una chiesa barocca o un mosaico bizantino, o gli occhi bianchi dei bronzi tirati su dal mare. Un pensionato non sta due ore in fila la prima domenica del mese: si stanca (e i nostri anziani che si sono alzati dopo quarant'anni dalle cattedre non sono così fessi da farsi bastare un centro commerciale). Ma questa è solo una declinazione della storia, la stessa storia che racconta un momento di costruzione per non addetti ai lavori, uno di quelli in cui nasce l'immaginario: il modo in cui il marmo si fa curva nel toro Farnese, ci è entrato nell'anima assieme a quella nota jazz. Sono le cento sostanze semplici che formano milioni di composti, i mattoni dell'edificio del mondo in cui viviamo. I souvenir dal nostro personalissimo Grand Tour: quando poi ricomincia la scuola, la fretta, la corsa a prendere la metro ti trovi in tasca un pezzo di bellezza che non sapevi manco di aver raccolto.
la Repubblica
20 Agosto 2017
Come cambia la musica alla Reggia di Caserta
VA
Valeria Parrella
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
—
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Corriere della Sera · 4 Feb 2017
Turismo, se il Sud arranca chi ama l'Italia deve dirlo
www.corriereuniv.it · 21 Ago 2015
ITALIA-L'attacco di Salvatore Settis: "Si continuano a svendere patrimoni pubblici"
www.positanonews.it · 21 Ago 2015
NAPOLI-Ponte di Chiaia, finalmente partono i lavori: il restauro pagato dagli sponsor
www.rosalio.it · 21 Ago 2015
SICILIA-In Sicilia basta a musei e siti archeologici gestiti come le vecchie società municipalizzate
Corriere della Sera · 21 Ago 2015
Musei in lutto per il custode di Palmira
Corriere della Sera · 21 Ago 2015
Nei musei c'è una questione meridionale
Corriere della Sera · 21 Ago 2015
Volevano volti nuovi? Ce n'erano di migliori
La Stampa · 21 Ago 2015
Non solo i top 20, la riforma Franceschini rivoluzionerà tutti i 400 musei italiani
la Repubblica · 21 Ago 2015
Nomine dei direttori dei musei: ancora tre riflessioni.
la Repubblica · 21 Ago 2015
Musei, scelte sbagliate per Caserta e l'Archeologico
la Repubblica · 22 Ago 2015
Giulierini: "Il mio impegno all'Archeologico". Parla il nuovo direttore del museo di via Foria
la Repubblica · 22 Ago 2015
De Seta accusa: "Reggia di Caserta c'è un dossier dimenticato"
la Repubblica · 22 Ago 2015
CAMPANIA - i quattro tabù della cultura
Corriere della Sera · 23 Ago 2015
Napoli. Musei, ricorsi contro le nomine degli stranieri
Corriere della Sera · 23 Ago 2015
Napoli. Il nuovo direttore? Non ha idea del Museo
Corriere della Sera · 23 Ago 2015
bari. I ruderi trasformati in ludoteche e musei. Parte il piano di recupero del Comune
Corriere della Sera · 23 Ago 2015
Elba. Villa romana chiusa, i turisti delusi se ne vanno
Corriere della Sera · 25 Ago 2015
Napoli. Utili: I nostri musei ai direttori stranieri? Solo provincialismo
Corriere della Sera · 25 Ago 2015
Capri, capanno abusivo con vista sui Faraglioni
la Repubblica · 25 Ago 2015
NAPOLI - L'inchiesta sui Girolamini. De Caro a Dell'Utri: "Le porto il Vico con il tartufo"