LA FONTANA dei Tritoni, commissionata da papa Clemente XI Albani, fu progettata da Carlo Bizzaccheri e posta in un sito prestigioso: ha base ottagonale e raffigura due tritoni dalle braccia muscolose che sorreggono sopra le teste una conchiglia da cui sgorga l'acqua. È ispirata alla Fontana del Tritone di Gian Lorenzo Bernini: qualche notte fa è stata oggetto di un atto vandalico. Litri d'olio per motori sono stati versati nella vasca ottagonale. È l'ultimo ma non il solo che offende un'opera d'arte della capitale. Basti ricordare i danni gravi alla Barcaccia di Bernini, restaurati dopo anni di delicato lavoro. O il bagno che venerdì sera due turisti si sono concessi nella fontana del Moro di piazza Navona. A Napoli negli stessi giorni la vittima è stata la Fontana di Monteoliveto, prospiciente palazzo Gravina e la chiesa di Sant'Anna dei Lombardi. La fontana è dedicata a Carlo II, la cui statua è in cima: i lavori della fontana iniziarono nel 1668 dai marmorari Mori e Sanbarberio con la supervisione dell'architetto Donato Antonio Cafaro; nel 1671 il Mori morì e a lui subentrarono Dionisio Lazzari e Giovanni Mozzetti. I lavori per realizzare la statua in bronzo vennero affidati a Giovanni Maiorino e Giovanni D'Auria, su disegno di Cosimo Fanzago. I due non terminarono la scultura, ultimata nel 1673 da Francesco D'Angelo. Nel corso dei decenni questo splendido gruppo scultoreo è stato danneggiato più volte e sono stati eseguiti restauri lunghi e costosi. Ma a ferragosto la vasca è divenuta una pattumiera con scritte oscene: uno scempio motivato solo da una bruta stupidità. La fontana monumentale della Reggia di Caserta si conclude con lo splendido gruppo scultoreo che illustra il mito di Diana e Atteone: la dea presa dal caldo indusse le sue ancelle a spogliarsi e a bagnarsi in uno specchio d'acqua. Atteone, che era a caccia nella selva, sbirciò lo spettacolo: Diana furibonda lo trasformò in cervo e i suoi cani lo dilaniarono. Una storia drammatica narrata con la grazia della qualità scultorea. In quello stesso specchio d'acqua, dove sgorgano le acque che provengono dall'Acquedotto Carolino progettato da Luigi Vanvitelli, una turista ha ritenuto gradevole bagnarsi. Quasi fosse una piscina di un hotel a cinque stelle. Nel 2013 la fontana venne sottoposta a un delicato e lungo restauro a causa dell'incuria in cui versava. Ma nessuno ha fermato la donna accaldata. Questi episodi così diversi ci dicono che quella della tutela del patrimonio artistico è un flatus vocis: manca il controllo necessario perché arredi urbani e gruppi scultorei vengano tutelati. Il caso più clamoroso fu quello del folle che diede una martellata alla Pietà di Michelangelo in San Pietro, ma gli episodi di vandalismo non si contano. Sarebbe necessario che si riflettesse seriamente sul significato che hanno questi gesti. Essi non riguardano solo sculture disseminate nelle nostre città, ma anche dipinti o decorazioni che sono in luoghi tutelati, come musei e monumenti. A parte il folle che deturpa il Cristo morto tra le braccia di Maria, questi gesti sono il segno di una vocazione vandalica che affonda le radici nell'incultura del cittadino medio italiano. Al quale s'insegna in modo miserevole la storia dell'arte nelle scuole, e pertanto non riconosce nel patrimonio storico-artistico una parte essenziale della propria identità. Questi gesti sono una sorta di Damnatio memoriae di una collettività che non si riconosce più nelle memorie sacre della propria civiltà. Si racconta che quando a Firenze veniva disposta in una chiesa un'opera d'arte commissionata a un grande pittore come Giotto, il popolo seguiva in processione l'opera. Ma i nostri amministratori sono presi da altro: non si occupano del degrado della Fontana di Monteoliveto, ma progettano nella stessa Napoli O' Cuorno, un'istallazione di 80 metri sulla Rotonda Diaz, dopo la piramide. Persino con il consenso di insospettabili intellettuali che considerano O' Cuorno un "attrattore turistico": ma non sarebbe meglio destinare tali risorse al controllo di quelli che davvero sono parte essenziale della civiltà di una città? Sono domande che ci si pone da decenni e che dovrebbero sollecitare lo spirito civico non solo degli amministratori locali, ma del ministero di Beni Culturali che soprintende al patrimonio artistico di cui è massimo responsabile.