CALCI Preoccupazione per uno dei tesori storici e artistici della Valgraziosa. È caduta una pietra dalla sommità della possente torre campanaria di Calci, situata a fianco della famosa pieve romanica. Poteva essere una tragedia se in quel momento fosse passato di lì qualcuno, ma per fortuna non è andata così. L'episodio si è verificato nel tardo pomeriggio di mercoledì e a darne notizia è stato il sindaco Massimiliano Ghimenti. Transennata, per motivi di sicurezza, una parte della strada che lambisce il complesso monumentale. Una misura precauzionale resa necessaria dal timore che altre pietre possano venire giù creando pericolo per chi transita. «Per fortuna quando si è staccata la pietra dal campanile, attorno alle 17. 30 di mercoledì, non c'era nessuno altrimenti le conseguenze sarebbero state inimmaginabili» commenta Mauro Celandroni, dell'ufficio tecnico del Comune, accorso insieme agli operai e agli addetti della cooperativa del lungo monte pisano. Nessun segno premonitore. Tra i primi a recarsi sul posto il primo cittadino di Calci, informato dal vice parroco don Federico Nassi, a sua volta avvertito dai cittadini. Il sindaco si è reso subito conto della situazione e ha provveduto immediatamente ad allertare la protezione civile. Sono stati chiamati i vigili del fuoco. Il proposto don Antonio Cecconi ha seguito con assidua partecipazione il lavoro di verifica dei pompieri arrivati con due mezzi e una squadra coordinata da Sandro Favilla. Con una lunga scala alcuni vigili hanno raggiunto la sommità della torre campanaria, a 30-35 metri, mentre il traffico veicolare è stato disciplinato con apposita segnaletica. Una piccola folla si è radunata e a chi con comprensibile apprensione chiedeva notizie, il sindaco, anche per sdrammatizzare, con una punta di ironia, ha detto che si stava pensando di eseguire un'opera per trasferire il campanile. È un fatto che, inutile nasconderlo, nessuno sottovaluta l'accaduto. È giunto tra gli altri l'assessore comunale Giovanni Sandroni, con delega ai lavori pubblici e alla protezione civile. «La torre non crollerà certo - hanno alla fine spiegato i vigili del fuoco al termine della meticolosa ricognizione - non è da escludere che altri pezzi possano disgregarsi. Si rende necessario un intervento di restauro o quanto meno di manutenzione». Per questo sono stati indirizzati fonogrammi alla amministrazione comunale alla propositura. Tra le cause del distacco della pietra ci sono alcune ipotesi. Oltre al deterioramento per fattori atmosferici e la vibrazione delle campane, non si esclude l'opera disgregatrice dei piccioni e delle cornacchie che in numero massiccio stazionano sul campanile, ormai da tanti anni. Per la cronaca, il campanile, bellissimo e originale, ha una data di nascita incerta, come fa notare don Antonio Cecconi. «Ci sono soprattutto supposizioni» ripete il sacerdote. Neppure è certo, come si afferma da parte di cultori di storia, che esso sia anteriore alla costruzione della pieve romanica. Insomma non è affatto provato che si tratti di una torre di guerra preesistente alla chiesa dedicata a Sant'Ermolao e a San Giovanni Battista. Va da sé che l'opera restò incompiuta, come fanno fede anche i diversi materiali impiegati. In basso le caratteristiche pietre verrucane. Di sicuro si sono registrati rifacimenti nel tempo. Le arcate per l'alloggiamento esterno delle campane sono opera relativamente recente, tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. La prima pietra, in ultima analisi, risalirebbe a qualche anno prima dell'anno 1000. Si fa ammirare, sulla cantonata settentrionale del lato che guarda piazza Cairoli, in prossimità dell'arco della campana di San Giovanni, murata nel cotto una testa marmorea rappresentante Giove Ammone, antichissimo reperto archeologico, probabilmente proveniente dal tempio verrucano di Giove. L'impianto campanario è per una sistemazione generale e fu definitiva nel 1812.