Fioche luci violacee sui basoli, gialle sotto il portico. Lo storico dell'arte: "A che servono? Nessuno lo sa" Quando sono spuntate a fine maggio, dopo quasi tre anni di attesa, hanno scatenato le ire di urbanisti, progettisti e architetti. Poi per mesi sono rimaste sepolte tra i new jersey bianchi e rossi da cantiere, di plastica. Ora alle "barriere di protezione" del portico dei Servi hanno anche acceso le luci, come da progetto, innescando una nuova ondata di critiche. Sotto ogni barriera di ferro, illuminata dai led, un fioco bagliore che oscilla tra il viola e il celeste. Passandoci accanto, di notte, si ha l'impressione di una nevicata fuori stagione, se non di una lieve infarinatura. Immediata l'indignazione degli urbanisti che già a fine maggio avevano inscenato una protesta contro l'intervento: una ballerina incatenata ai portici con un filo rosso, come in un abbraccio, in un simbolico gesto di protezione. "A cosa servono quelle luci? Non capisco - sbotta dalla sua casa di Loiano lo storico dell'arte Eugenio Riccomini -. Già quelle barriere che spuntano dal marciapiede non avevano senso, sembrano le maniglie di una valigia. Ora con le luci ne hanno ancora di meno. Che dire, immagino sia per le auto, perché non ci vadano a sbattere. Ma per evitarlo c'era un modo molto più semplice: non costruirle affatto, visto che non si capisce davvero a cosa servano. Se le hanno messe lì per proteggere il portico, non ce n'è mai stato bisogno. E come pista ciclabile è pericolosa perché è troppo stretta". Dello stesso parere il collega Roberto Maci. "Dopo la nostra protesta hanno allineato le barriere all'incrocio con piazza Aldrovandi, alle colonne del portico - spiega -. Ma il risultato finale cambia poco. Sono brutti blocchi orizzontali che contrastano vistosamente con la verticalità del portico, adesso pure illuminati con una luce al led. Che dire? Si capisce come mai ci hanno messo tanto a farsi approvare questo progetto dalla Soprintendenza: è un ibrido, come piazza Aldrovandi che non è una strada e nemmeno una piazza. Tra l'altro, se si viene dalle Due Torri il cartello indica alle biciclette di passare all'esterno: non ha senso". La storia della "non-ciclabile" dei Servi è piuttosto lunga. Finanziato tramite i fondi del cantiere Crealis, il progetto fu fermato una prima volta dalla Soprintendenza nel 2015. Poi rimase tutto bloccato per anni finché, a febbraio, il Comune ruppe il silenzio annunciando l'ok della Soprintendenza in un comunicato dal titolo: "Strada Maggiore ecco le nuove protezioni per la pista ciclabile". Il cantiere finì il 25 maggio, ma da quel momento l'amministrazione ha corretto il tiro, spiegando che non si tratta di una ciclabile (non avendone le misure regolamentari), ma di una "barriera di protezione per il portico". Ora anche illuminata a led.