«I QUINTILI erano espressione di una élite raffinata, erede del gusto di Adriano. A loro spetta la scelta del filosofo Metrodoro e della statua della Niobe. Commodo, e gli imperatori successivi, amava invece il comfort, lo sport, gli spettacoli. E queste due anime sono sovrapposte nella villa sull'Appia», dice la direttrice del parco, Rita Paris. Peccato che le statue siano conservate nell'Antiquarium e nei musei di mezzo mondo. «È vero, sarebbe bello esporre all'aperto i calchi di alcune opere, come avviene a villa Adriana. Intanto stiamo finendo il nuovo progetto di illuminazione per aprire la villa anche di notte». Con quali soldi che il piatto piange? «Usiamo gli ultimi fondi del 2016, di quando eravamo Soprintendenza e non parco autonomo. Dopo 4 mesi, il bilancio di previsione lo abbiamo presentato. Ora aspettiamo fondi e personale adeguato». Di quanto avete bisogno, e per cosa? «Nel 2015 ho presentato, su richiesta del ministero Beni culturali, un piano da 22 milioni da spalmare in 3-4 anni. Servono per acquisire al patrimonio pubblico aree, come il sepolcro dei Cercenii o Sant'Urbano, nelle mani dei privati. E per finire di restaurare l'ultimo tratto urbano dell'Appia antica. Naturalmente, fare la manutenzione e la valorizzazione». E di vostro che ci mettete? «Gli incassi della bigliettazione sono insufficienti. Non ci lamentiamo, però, perché i visitatori sono in aumento e stiamo già lavorando per potenziare i Quintili, la strada e gli altri siti dell'Appia. A Santa Maria Nova, con l'architetto Filetici, lavoriamo per dotare la villa finalmente di un punto ristoro. Ma il nuovo parco dell'Appia arriva fino a Brindisi: lavoreremo con Regioni, Comuni, Soprintendenze e università per fare davvero dell'Appia la Regina viarum »