Anni fa l'architetto torinese Giorgio Ferraris, mentre stava lavorando al recupero di una grande baita sopra località Lauzet di Cesana, si fermava spesso a guardare le quattro baite in pietra e legno abbandonate proprio a Lauzet, nel verde dei 1700 metri di quota. Un giorno radunò quattro amici e decise che quei vecchi rustici potevano avere una seconda vita. Ora, dopo cinque anni di strenue battaglie burocratiche, sono partiti i lavori di recupero. Dureranno anni (in inverno non si può lavorare), per un investimento che va dai 250 ai 300 mila euro a malga. «Le giuro, è una questione affettiva verso questi posti, non certo un'operazione per guadagnarci sostiene l'architetto Ferraris -. Il difficile è stato rintracciare gli eredi dei proprietari per condurre le trattative per l'acquisto dei ruderi, costruiti circa 400 anni fa, per fortuna ci siamo riusciti». Ferraris è convinto: «Serve una modifica delle normative, per far sì che in futuro anche altre iniziative possano permettere non solo il "non consumo di aree libere" ma, allo stesso tempo, il recupero delle storiche baite già esistenti, anche dove il degrado e l'abbandono ne avessero compromesso l'integrità, e anche dove la normativa geologica ne limiti gli interventi del restauro stesso». Il sindaco di Cesana, Lorenzo Colomb, non può che essere soddisfatto del recupero dei quattro immobili di Lauzet. «È una parte del territorio che torna a vivere. I borghi rappresentano l'autenticità e la storia dei nostri paesi, spero vivamente partano altri progetti in futuro». Tra l'altro Lauzet è stato uno dei primi villaggi indicizzati da Uncem, che nel 2012 aveva avviato il programma «Borghi alpini», rilevando oltre cento borgate piemontesi potenzialmente rivitabilizzabili, con investimenti privati e pubblici. «A gennaio si aprirà il bando della Regione con 19 milioni di euro destinati ai Comuni di montagna per la sistemazione delle borgate alpine spiega Marco Bussone, vice presidente di Uncem Piemonte e coordinatore del programma Borghi Alpini e, oltre a questi, stiamo seguendo altri privati che vogliono investire. Finora abbiamo ricevuto 54 manifestazioni di interesse dall'estero e a settembre incontreremo degli imprenditori tedeschi decisi ad scommettere su un progetto in Val di Susa, dove si possa soggiornare sia in estate che in inverno».