Firenze. A 82 anni, dopo una lunga malattia che ne aveva minato il fisico ma non la mente, scompare Carlo Del Bravo, ordinario di storia dell'arte moderna dell'Università di Firenze, i cui studi, sull'arte, dal Rinascimento al Novecento, si sono distinti per il taglio originale, profondo e per molti aspetti pionieristico nel panorama della storia dell'arte e della critica contemporanea. Allievo di Roberto Longhi, del quale aveva saputo rinnovare e attualizzare il metodo, Del Bravo aveva «disubbidito» a Longhi nel coltivare interessi per l'arte dell'Ottocento accademico ma anche per maestri del Naturalismo o dell'Impressionismo internazionale ancora ignorati dalla critica negli anni Settanta ma che sarebbero poi divenuti protagonisti di istituzioni come il Musée d'Orsay, o di mostre alla moda molti anni dopo (i pittori dei Paesi scandinavi o russi, ad esempio). La sua formazione era tuttavia legata al Rinascimento, e i suoi studi da Brunelleschi a Tribolo, offrono snodi fondamentali per intendere la cultura dei periodi in cui sono calati, come pure quelli sul Seicento, non solo fiorentino (gli amati Vignali, Cecco Bravo ecc.) ma anche romano, con gli studi su Bernini, Caravaggio e i pittori caravaggeschi a lume di notte. Persona schiva, altera con gli estranei, affettuosa anche se esigentissima con i propri studenti, Del Bravo si è sempre mantenuto il più possibile fuori dai riti accademici, dedicandosi alla scrittura (ricordiamo alcune raccolte di saggi come «Le risposte dell'arte», Sansoni 1985, «Bellezza e pensiero», Le Lettere 1997 ), alla rivista «Artista» (Le Lettere), da lui fondata nel 1989 con Anna Maria Petrioli Tofani e Carlo Sisi, accolta da Marc Fumaroli come una delle più notevoli nel panorama critico odierno, e soprattutto l'insegnamento universitario. Il «metodo Del Bravo» era distinto e riconoscibile per la preziosa unione e equilibrio tra lettura iconografica e iconologica (anche qui superando il metodo longhiano), ma senza scivolare nei tranelli di certa ermeneutica e con una grande passione per la lettura delle fonti antiche. Platone, Aristotele, Epicuro, Plotino, sant'Agostino divenivano pilastri fondanti per intendere non solo l'arte dal Rinascimento al contemporaneo ma per discernere il significato di comportamenti umani che proprio attraverso l'arte erano espressi. In quest'ottica, che, platonicamente, poneva l'amore per la bellezza della forma come trampolino per ulteriore ascesi, era svolto anche l'esercizio delle attribuzioni, che lo vedeva proporre in ordine sparso, disorientante ma per questo ancor più efficace per l'occhio e per la lettura critica, artisti di secoli diversi. Da Francesco di Valdambrino a David Hockney, da Simone del Tintore a Hippolyte Flandrin, da Duquesnoy a Eckersberg, da Rosso Fiorentino a Duane Michals, animato da una risoluta tensione verso una lettura libera da condizionamenti ideologici, adducendo sempre il monito di Aldous Huxley contro i rischi del «puritanesimo nell'arte». Legato a Villa I Tatti, sede fiorentina della Università di Harvard, Del Bravo era stato visiting professor a Princeton, ma aveva sempre preferito il dialogo stretto e quotidiano con gli allievi (tra cui Carlo Sisi, Ettore Spalletti, Antonio Natali, Giancarlo Gentilini, Andrea Muzzi, Beatrice Paolozzi Strozzi, Isabella Lapi Ballerini, Lorenzo Gnocchi, Barbara Cinelli, Giovanna De Lorenzi, Francesca Petrucci, Carlo Falciani e chi scrive, ma anche Sandro Lombardi negli anni dei «Magazzini Criminali»), le meditazioni sulla bellezza nella sua campagna chiantigiana di Valle, presso San Donato, cui alternava viaggi all'estero per le mostre degli artisti più amati. Importante anche il suo impegno per la Galleria degli Uffizi e per Palazzo Pitti, membro della Commissione per la valutazione e le nuove acquisizioni della Galleria d'Arte Moderna, all'interno della quale ha promosso l'acquisto di disegni di Pietro Benvenuti, del «Paesaggio a Grizzana» di Giorgio Morandi, o della stele marmorea di Lorenzo Bartolini. di Laura Lombardi, edizione online, 14 agosto 2017
Il Giornale dell'Arte
14 Agosto 2017
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Addio a Carlo Del Bravo, longhiano disobbediente
LA
Laura Lombardi
Il Giornale dell'Arte
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