Trentuno anni fa veniva alla luce la storia del colle grazie agli archeologi Ciampoltrini e Notini LUCCA. La prima vita di Montecatino comincia molto tempo fa con il pianoro che era in origine un brulicare di tante diverse attività, come hanno dimostrato i vari sedimenti archeologici. Un luogo significativo, strategico per la popolazione, che oggi l'Associazione Montecatino intende riportare al suo antico splendore, restituendogli il ruolo di punto di riferimento per l'intera comunità. Un'importanza storica straordinaria venuta alla luce nel 1982 grazie ai lavori effettuati per l'apertura di una strada di accesso funzionale alla posa di una cisterna. In quell'anno, infatti, la Soprintendenza archeologica per la Toscana predispose un intervento di scavo per valutare l'entità del complesso stratigrafico rilevato, che, per una serie di difficoltà burocratiche, venne però interrotto sul nascere. Fino all'estate del 1986 quando l'amministrazione finanziò un progetto pluriennale del patrimonio archeologico del territorio comunale. A guidare le indagini, gli archeologi Giulio Ciampoltrini e Paolo Notini che pubblicarono la loro ricerca sugli scavi nell'area del castello su Archeologia Medievale. «Fu uno scavo affascinante e avventuroso ricorda Ciampoltrini che durò un paio di mesi, giugno e luglio e interessò il margine nord-ovest del pianoro, dove la sequenza stratigrafica appariva nella sezione prodotta dai mezzi meccanici durante i lavori stradali. L'idea dell'Associazione di recuperare questa zona è qualcosa di davvero nobile: nel 1986 la Pieve di Montecatino era già in stato di abbandono». Fu lì però che riemerse la storia. «Quando salii per la prima volta a Montecatino, mi accorsi subito, almeno in parte, di ciò che avevo di fronte spiega Ciampoltrini Sulla scarpata si vedeva benissimo la sequenza stratigrafica con molto materiale etrusco. Quella che conoscevamo solo dai documenti, invece, era la parte medievale». Con l'evidenza degli scavi archeologici, Ciampoltrini e Nottoli misero nero su bianco quello che, fino a quel momento, era stato ricostruito solo attraverso i frammenti. «Individuammo così una prima fase etrusca fra il VI e il V secolo a.C. afferma riportando alla luce uno dei siti di cerniera più interessanti per il controllo del territorio. Rilevammo poi una seconda fase etrusca, più sottile della precedente, risalente al IIIsecolo a.C. e infine uno spettacolare episodio di un castellamento datato alla metà dell'XI secolo, confermato dai documenti. Questo successivamente scomparve perché collocato in un punto troppo vicino alla città, come accade spesso in queste situazioni». Più tardi, il castello fu trasformato in un monastero. In occasione dello scavo finanziato dal Comune di Lucca, furono ritrovati anche diversi reperti archeologici che oggi sono conservati nel museo di Villa Guinigi. «Tante suppellettili da mensa racconta Guido Ciampoltrini e una cospicua testimonianza di fauna che ha permesso di ricostruire l'alimentazione dell'epoca: si tratta di uno dei casi più significativi di ritrovamento di fauna del tempo degli etruschi e dei romani». Gli studi consentirono anche di porre l'attenzione su un'abitudine particolare. «Oltre a cibarsi dei maiali spiega Ciampoltrini - In età etrusca e romana le persone mangiavano i cani che erano considerati una vera e propria prelibatezza. Una pratica alimentare già testimoniata dai documenti e che, anche grazie a questo scavo, ha trovato ulteriore conferma».
Il Tirreno
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FL
Flavia Barsotti
Il Tirreno
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