SI potrà utilizzare il bandone del proprio negozio o del garage. Ma si potrà pure ingaggiare il writer di fiducia e proporre il soggetto dell'opera d'arte. La Firenze culla Rinascimento si apre soprendemente alla street art. Dall'alto dell'arte solenne e celebrata, apre generosa i suoi scorci ad un'arte pop, povera e "bassa". A volte neppure considerata tale. Concede muri e bandoni, ritagli del proprio paesaggio urbano come fosse una grande metropoli. E consente che siano gli stessi privati a farsi avanti e a proporre spazi e disegni vergati non con il pennello o la spatola ma con una bomboletta spray di alluminio. È tutto scritto nel regolamento che il Consiglio comunale ha appena legittimato, votando i primi 53 spazi trovati direttamente dall'amministrazione. Dai piloni del viadotto all'Indiano ai muri dei sottopassi delle Cure e del Gignoro. Dai percorsi nel parco delle Cascine ai muri delle ferrovie e ai pannelli lungo la tramvia. Ma la rivoluzione non sta negli spazi decisi dal Comune. Sta nella facoltà dei privati di mettere a disposizione i propri. Funzionerà? Non c'è ancora il regolamento applicativo, la rivoluzione dell'arte diffusa e a basso prezzo è per adesso solo annunciata. Ma scatterà presto: «Verrà indicato a chi rivolgersi per proporre nuovi spazi e sullo stesso sito del Comune ci sarà una sezione dedicata con la possibilità di scaricare il modulo», spiega Cosimo Guccione, il consigliere delegato alle politiche giovanili che ha lavorato al provvedimento assieme all'assessore Andrea Vannucci. «E adesso rimaniamo aperti a ricevere nuove proposte da parte dei writers ed ascoltare anche le associazioni che promuovono questa forma d'arte per promuoverla ancora di più», aggiunge il consigliere. Come si procederà? Una volta che il privato avrà inoltrato la richiesta di utilizzare il proprio spazio di proprietà, toccherà ad una commissione (che non è stata ancora nominata) valutare e decidere se la richiesta può essere o no accolta. Come non esistono zone franche e no. Tutta la città è in teoria abbordabile dalla street art, centro storico compreso. Certo, un bandone in piazza Duomo o un angolo in piazza Signoria difficilmente potrà essere ammesso alla creatività del writer, contrariamente al via libera quasi automatico immaginabile per il capannone alle Piagge. Ogni richiesta "sensibile", del resto, dovrà fare i conti, oltreché con la commissione o gli uffici urbanistici del Comune, anche con la soprintendenza. Ma una volta ricevuto l'okay, il privato avrà davanti a sè due strade possibili. Potrà decidere di affidarsi all'amministrazione, lasciando che la commissione decida autore e soggetto dell'opera da creare sullo spazio messo a disposizione dal privato. Ma potrà anche rivendicare un percorso autonomo: potrà proporre al Comune un writer, non per forza fiorentino, col relativo bozzetto. Ma ci vorrà ancora del tempo. Per il momento solo i 53 spazi votati dal consiglio sono ammessi. Gli spazi che Tommaso Grassi di Sinistra italiana giudica un po' deludenti. Soprattutto per il numero: «Meglio poco che nulla, ma la montagna ha partoreito il topolino. È evidente la difficoltà che l'amministrazione ha incontrato nell'individuare gli spazi. È il segno di una scarsa disponibilità a fare una battaglia culturale », sostiene Grassi.
la Repubblica
13 Agosto 2017
Dal garage al palazzo le regole per diventrare mecenati della street art
MA
Massimo Vanni
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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