«IVERI ipocriti», scriveva Andrè Gide, «sono quelli che cessano di attuare i loro inganni, mentendo con sincerità». Sul piano inclinato e sdrucciolevole dell'urbanistica, dell'edilizia e dell'abusivismo edilizio, la Regione Campania, si sta esercitando da più di dieci anni a lasciare il territorio privo di tutele, affidandolo ad un liberismo non più criminogeno perché coperto dalle nuove normative cucite addosso alla speculazione edilizia. Tuttavia non tutto si può dire e confessare apertamente, e così lo smontaggio delle regole è avvenuto lentamente, pezzo dopo pezzo, tutela dopo tutela, vincolo dopo vincolo. Le motivazioni sono sempre le solite, vischiose e ambigue: abusivismo di necessità, rilancio dell'economia, "valorizzazione" dei paesaggi, un generico "sviluppo". Tutte accezioni a vacante, gusci vuoti che, di fatto, stanno riportando l'intera regione a modelli che non temono il confronto con il famigerato "sacco" di Napoli, con l'urbanizzazione della costa domitia, con la saga degli ecomostri realizzati tra gli anni '50 e '80 (alcuni dei quali, quelli più sfortunati, poi abbattuti). Uno dei nemici della Regione Campania, da anni ormai, è quindi la fastidiosa pianificazione urbanistica che, pur nascendo come un "patto" per il futuro che le comunità locali si danno, soprattutto per garantire le parti più deboli (fisiche e sociali) di un territorio, viene oramai considerata come un inutile impiccio di cui è meglio liberarsi quanto prima. A questo proposito, la Legge regionale 19 del 22 giugno di quest'anno ("Misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del territorio), che stabilisce "misure alternative alle demolizioni di immobili abusivi (!), come recita candidamente l'articolo 2, farà scuola, e non a caso è stata impugnata dal governo, con disappunto del presidente De Luca. La legge utilizza una tecnica molto spesso appannaggio dei legislatori regionali. A questo proposito, su Repubblica dell'8 agosto, Tomaso Montanari ha scritto: «L'altra faccia dell'abusivismo speculativo che sfigura l'Italia è lo stravolgimento della legislazione del territorio, non di rado tesa a sanare preventivamente gli abusi, anzi a trasformare l'abuso in legge, sostituendo alla pianificazione pubblica l'iniziativa dei costruttori ». Insomma, quello che sta avvenendo (in molte parti d'Italia, a dire il vero: Montanari faceva l'esempio dell'Emilia Romagna) è una sorta di transustanziazione dell'abuso, dello sfregio al paesaggio, dell'alterazione dell'equilibrio urbanistico, in qualcosa di legale: un condono permanente, continuativo, soprattutto duraturo, i cui segni resteranno per sempre su un territorio che si vuole a vocazione turistica, enogastronomica, paesaggistica. Proprio la pianificazione paesaggistica è l'altro bersaglio della Regione. Riposta l'idea di fare, come prevederebbe la legge, il piano paesaggistico regionale, il mese scorso è stato approvato in commissione un disegno di legge che annuncia la modifica e quindi l'alterazione definitiva del Piano urbanistico territoriale della costiera sorrentino-amalfitana (Put). Un manipolo di consiglieri regionali, capeggiati dall'onorevole Alfonso Longobardi, ritiene il territorio peninsulare eccessivamente "ingessato" e bisognoso quindi di un trattamento particolare che prevede, appunto, la lenta demolizione dei vincoli del Put. Qui l'ipocrisia è duplice. Non solo non si riconosce a quel piano paesaggistico l'aver in buona parte salvato le coste che, ricordiamolo, sono tra i pochi territori della nazione ancora appetibili e nettamente remunerativi anche in tempi di crisi; ma non si tiene conto delle decine di leggi e modifiche di norme che consentono già oggi ampie e spropositate manomissioni a quei territori, come il Piano Casa, o la Legge regionale 192001 che consente da quasi vent'anni di sbancare uliveti e limoneti trasformandoli in box interrati. Messi tutti insieme, questi (ed altri) provvedimenti, hanno smontato la pianificazione urbanistica e la tutela del paesaggio nella Regione, trasformandola in materia priva di rilievo e campo di successo per gli avvocati che riescono a trovare appigli comodi a qualsiasi problematica. L'interesse collettivo, però, è da tutt'altra parte.