Lamentano di essere «abbandonati dalle istituzioni e lasciati soli» di fronte a un muro fatto di 24mila edifici abusivi in gran parte da abbattere. I sindaci siciliani alle prese con le demolizioni però si dividono in tre categorie molto nette: quelli che senza nemmeno attendere le sentenze della magistratura, ma solo in base alle norme amministrative che sanciscono l'abuso, avviano le demolizioni, ad esempio il primo cittadino di Carini Giovì Monteleone, chi invece come primo atto ha sospeso le demolizioni, come il sindaco di Palma di Montechiaro Stefano Castellino, e chi infine, di fronte alle migliaia di abusi nella sua città, prende tempo e non chiama le ruspe, come il sindaco di Gela Domenico Messinese, o come il primo cittadino di Bagheria, Patrizio Cinque, che ha una casa abusiva in attesa di sanatoria e ha finora avviato meno di dieci demolizioni sulle 600 previste da sentenze passate in giudicato. Il risultato complessivo è che gli abbattimenti si contano sulle dita di una mano e che i sindaci coraggiosi sono davvero pochi, anzi pochissimi. Esempi simili a quello di Angelo Cambiamo, sindaco di Licata "sfiduciato" per aver demolito villette abusive, si trovano a fatica. Tra questi c'è sicuramente il primo cittadino dem di Carini, Giovì Monteleone, che su trenta edifici da abbattere, la gran parte sul lungomare, ne ha demoliti ben dieci e senza alcuna comunicazione del tribunale: «No, noi non abbiamo atteso comunicazioni del tribunale una volta accertato l'abuso e la costruzione edificata in area di divieto assoluto, come entro i 150 metri dalla costa dice Monteleone ma i veri problemi sono altri: non abbiamo i fondi per fare le demolizioni, ed essendo tutti in fase di dissesto o pre-dissesto non possiamo accedere ai mutui della Cassa depositi e prestiti. Poi c'è un problema di norme: spesso sono i Tar che sospendono in maniera singolare le ordinanze di demolizione, per non parlare della Soprintendenza che non dà pareri oppure, in maniera altrettanto singolare, salva immobili sul mare». A Carini l'ultima villetta sul mare è stata abbattuta a fine luglio. E negli altri comuni ad alta densità di abusivismo? A Bagheria il sindaco 5 stelle Patrizio Cinque ha ricevuto due anni fa una nota della procura di Palermo che ricordava le 600 sentenze definite di abusivismo con annessa ordinanza di demolizione. Quanti immobili sono stati abbattuti fino a oggi? Meno di una decina. Nel frattempo il Consiglio comunale ha approvato un contestato regolamento che consente al sindaco di dare un «permesso provvisorio» di abitazione anche in zone di inedificabilità assoluta se il Comune non ha i fondi in cassa per le demolizioni. Oltre a consentire anche ai parenti di poter rimanere nell'immobile acquisito dal Comune. A Favara, altro centro amministrato dai 5 stelle, non sono state fatte demolizioni di immobili abusivi in questi anni. Stesso discorso a Gela, eccetto tre beni a rischio crollo, città amministrata da Domenico Messinese, eletto con i grillini e poi espulso dal Movimento: «Noi non abbiamo fatto demolizioni perché prima vogliamo dare ai cittadini chiarezza sulle regole ed evitare discrezionalità nel decidere di abbattere una casa piuttosto che un'altra dice Messinese stiamo collaborando con la procura per evitare l'invio in massa di ordinanze di demolizione, visto che a breve finalmente sarà approvato dalla Regione il nostro piano regolatore e abbiamo varato il regolamento per acquisire al Comune i beni che possono essere destinati poi a case popolari». A Gela niente ruspe, insomma. Rimanendo nell'Agrigentino, a Palma di Montechiaro, dove in passato c'erano state tensioni e minacce agli amministratori, il sindaco neo-eletto, Stefano Castellino, ha sospeso le demolizioni riducendo il capitolo di spesa, mentre il deputato dem Giovanni Panepinto chiedeva di non abbattere le case nel centro storico: «Salvare la prima casa dalla demolizione non significa per forza favorire l'abusivismo», ha detto Panepinto. Risultato? Niente ruspe, al momento. A Castelvetrano, invece, ci sono voluti i commissari prefettizi, dopo lo scioglimento per mafia, per avviare un grande piano di demolizioni a Triscina, la frazione sul mare. «È una nostra priorità», ha detto il presidente della commissione che amministra la città, Salvatore Caccamo, che ha ottenuto tre milioni di euro dal fondo di rotazione nazionale. Prima dell'arrivo dei commissari il capitolo di bilancio del Comune era pari a zero. Insomma, ci sono sindaci coraggiosi, altri lo sono molto meno, ma tutti lamentano isolamento e mancanza di fondi.