IL CASO PARLA IL SINDACO DI PIENZA FABRIZIO FÈ DOPO I DANNI SULLA PIANTA SECOLARE La Quercia delle Checche è in agonia dopo il nuovo evento traumatico avvenuto all'inizio di agosto. E intorno al dramma si accende lo scambio di accuse fra le associazioni mobilitate a tutela del primo monumento verde della storia d'Italia e l'amministrazione comunale di Pienza, accusata di non aver fatto abbastanza. Abbiamo girato queste accuse al sindaco Fabrizio Fè, eletto in rappresentanza della lista civica La Piazza a maggio 2014. Giusto tre mesi prima che questa storia iniziasse. Raggiunto telefonicamente, Fè si difende. «Ci è stata consegnata una relazione e adesso stiamo cercando un'associazione o un soggetto analogo che ci possa gestire la pianta, insieme alla Sovrintendenza. Quindi nell'immediato daremo un incarico per fare degli interventi di somma urgenza e poi cominceremo con la gestione complessiva della pianta sperando che non sia stata compromessa dal fulmine». Si riferisce alla relazione del dottor Andrea Maroè? «Sì. L'ho vista qualche giorno fa. Lui è venuto da noi giovedì della scorsa settimana per fare un sopralluogo e ci ha consegnato la relazione all'inizio di questa settimana». Nella relazione di Maroè si parla anche della precedente perizia del professor Daniele Zanzi, consegnata al comune di Pienza nel marzo del 2015, in cui venivano date delle precise indicazioni d'intervento. «Allora facemmo degli interventi di pacciamatura e di recinzione. Non furono fatti quelli di sostegno perché erano interventi più particolari che noi al momento non facemmo. Però il problema della branca che è caduta ora, anche stando a quello che scrive il dottor Maroè, non è imputabile se non al fulmine». A dire il vero Maroè sostiene che, se fossero stati fatti gli interventi di sostegno, probabilmente non si sarebbe avuta la caduta della branca. «Forse. Non la mette come una cosa così certa, nella relazione». Punti di vista. Tornando a una cosa che ha detto prima, quando parla di "associazioni cui affidare la gestione della pianta", a che tipo di soggetti si riferisce? «A un'associazione di esperti, o comunque un vivaista che possa intervenire in maniera puntuale e precisa su tutto». Questo soggetto dovrebbe operare su base volontaria, o il Comune di Pienza è disposto a investire delle risorse? «Se si presenta qualche benefattore va bene, ma ovviamente l'importante è salvare la pianta e se c'è da investire dei soldi li investiremo». A proposito di associazioni, non sembra che i vostri rapporti coi comitati sorti per la tutela della Quercia siano dei migliori. «Il comitato è uno. A torto o a ragione sta attaccando in modo pesante il Comune, ma lì non ci sono professionalità per intervenire. Bisogna trovarle dove ci sono". Un'ultima cosa: è vero che come amministrazione comunale avete presentato un esposto-denuncia, per verificare se gli interventi di tutela fatti dai comitati (o dal comitato) possano avere attratto il fulmine sulla Quercia? «Noi abbiamo presentato un esposto per un intervento fatto senza nessun tipo di autorizzazione su un'area vincolata. Mi riferisco all'intervento di innaffiamento, effettuato a fine luglio con la realizzazione di un centinaio di buche riempite di acqua. E poi c'è stato il fulmine. Ma il nostro esposto è comunque per intervento non autorizzato». Fin qui le parole del sindaco. Dalle quali si deduce che la soluzione sia quella di sostiture con l'azione di un soggetto tecnico quanto fin qui fatto dalle associazioni. Che hanno agito su base volontaria, e che al contrario di quanto sostiene Fè hanno mobilitato fior di professionalità. La Quercia va a morire ma ai suoi piedicontinuano a essere alimentate le ripicche.