Ce la mettono davvero tutta, Serena e i suoi colleghi. Sarà che certi musei non smettono di affascinare neppure quando ci entri tutti i giorni, quando attraversare il sontuoso cortile di Palazzo Reale per raggiungere i giardini e da qui scendere lo scalone bianco che dalla Galleria Sabauda porta alle collezioni archeologiche diventa un'abitudine quotidiana. «La cultura è un bene comune e dovrebbe essere accessibile a tutti. Tutto questo dovrebbe essere sempre fruibile», dicono a bassa voce nella penombra delle sale del Museo Archeologico, ricavate al piano sotterraneo della Manica Nuova. Dovrebbe. Ma alla fine del corridoio un nastro sbarra la strada ai visitatori per impedire l'ingresso alla galleria vetrata che conduce alla parte del museo che si affaccia su corso Regina Margherita. Alle sale dove si trova anche uno dei reperti più conosciuti al mondo tra i tanti custoditi ai Musei Reali di Torino: quel Papiro di Artemidoro acquistato dalla Compagnia di San Paolo per 2 milioni e 750mila euro nel 2004 e che tanto ha fatto discutere archeologi e storici dubbiosi sulla sua autenticità. Il papiro, attribuito ad Artemidoro di Efeso e che verrebbe fatto risalire alla fine del primo secolo avanti Cristo, è entrato a far parte delle collezioni del Museo Archeologico tre anni fa. Ma vederlo non è possibile. La stanza in cui è esposto, nella teca vetrata che ne garantisce le migliori condizioni di conservazione e che è stata pensata per permettere ai visitatori di osservarne entrambi i lati, è infatti quasi sempre chiusa. «Per essere sicuri di riuscire a vederlo, in questo periodo si dovrebbe venire il venerdì sera, quando c'è l'apertura straordinaria», suggerisce un dipendente del museo. Peccato che sul sito web non ci sia alcuna indicazione sull'impossibilità di ammirare il Papiro e che chi acquista il biglietto d'ingresso non abbia modo di sapere che quella parte del percorso espositivo non è, almeno al momento, accessibile. E non è nemmeno possibile sapere in anticipo quando la sala del Papiro di Artemidoro sarà di nuovo visitabile. «Lo scopriamo anche noi di giorno in giorno, purtroppo», spiegano all'ingresso. E i turisti che telefonano per organizzare una visita, ricevono una risposta del tutto simile. «Oggi la sala dove è allestito il Papiro è chiusa, provi a richiamare nei prossimi giorni». Quando? «Impossibile dirlo, i locali spesso non sono accessibili perché mancano gli addetti e ogni giorno la situazione può essere diversa». Colpa della cronica mancanza di personale, che non permette di tenere aperti tutti gli spazi dei Musei Reali. Nel mese di agosto la situazione è particolarmente difficile, ma non si risolve neppure durante il resto dell'anno. Insomma, anche a ottobre o novembre non si potrà avere la certezza di poter accedere al suggestivo allestimento della sala del Papiro di Artemidoro. L'unico modo per vedere da vicino l'antica carta geografica è fare appello alla gentilezza e disponibilità dei dipendenti del museo. «La sala è chiusa, ma se mi aspetta qualche minuto la accompagno io». Passato il nastro, si cammina lungo la galleria vetrata e poi dentro il breve tunnel nero che conduce alla stanza dedicata al grande papiro. Una chiamata con la ricetrasmittente alla «control room» del museo fa accendere le luci. «Non è bellissimo?», sussurra Serena nel silenzio della stanza vuota. Poi il Papiro ripiomba nel buio.