Un appello per salvare la cappella San Ludovico, nella chiesa di San Francesco, dove si trova quello che fu mausoleo dei Gonzaga dal 1369. «Si tratta di una preziosa e rara testimonianza di pittura del Trecento italiano di scuola giottesca che narrano le storie del Battesimo, Passione, Crocifissione Ascensione e Pentecoste di Cristo - spiega l'architetto Marco Bonfà dello StudioBiquadro di Mantova - uno dei tesori purtroppo meno conosciuti della nostra città. Dopo aver ottenuto il permesso dalla Soprintendenza ai beni artistici e paesaggistici abbiamo intanto effettuato degli interventi di tamponamento e messa in sicurezza delle parti pericolanti. Il cantiere ora e fermo, anche se attivo, ci mancano i fondi». La realizzazione del progetto complessivo ammonta infatti a 220 mila euro circa. «Una prima tranche di 20 mila euro ci verrà erogata dalla Fondazione Banca Agricola e alcune spese sono già state sostenute dallo stesso convento - aggiunge Bonfà -. Questa somma consentirebbe di recuperare gli affreschi e le superfici complessive della cappella che, sebbene sia stata oggetto, già nei decenni scorsi, di studi, non ha mai potuto avere una vera e propria campagna generale di restauro che la valorizzasse».Della cappella Gonzaga, un tempo ricca di decori e magnifici monumenti marmorei, dopo le vicissitudini storiche che la colpirono, rimane oggi il grandioso apparato di affreschi opera di Tommaso da Modena e Serafino de Serafini. «I due cicli pittorici sono al momento in pessimo stato di conservazione, sali e depositi di varia natura non ne permettono quasi più la lettura - spiega il progettista -. L'intervento di restauro è il nodo fondamentale di un progetto di più ampio respiro, un primo passo verso la messa in rete nel sistema museale della città di un bene, non solo costituito dalla cappella dedicata a San Ludovico ma da tutto il complesso edificato del convento francescano, che oggi rimane escluso dai principali itinerari turistici della città».Il primo tra i Gonzaga che diede inizio alla definizione di un monumentale sacrario fu Guido che fece edificare il suo sarcofago all'interno della Cappella dedicata a San Ludovico prima e poi a San Bernardino. Di seguito numerose tombe di altri componenti della famiglia vi trovarono posto, compreso il condottiero fiorentino Giovanni dalle Bande Nere, prima della traslazione alle cappelle medicee. Il complesso conventuale subì come molti altri le devastazioni e depredazioni dovute alla soppressione degli ordini religiosi in epoca napoleonica. Trasformato in arsenale fino a poco prima della fine del secondo conflitto mondiale, quando tornò in mano ai frati francescani che iniziarono una prima riqualificazione, venne bombardato e gran parte del suo patrimonio andò distrutto. Il progetto di restauro degli affreschi, condotto dai restauratori Marica Negri, Massimo Sidoli, Lorella Freddo e dallo StudioBiquadro, ha preso il via con una prima campagna di prelievi di campioni da sottoporre alle analisi di laboratorio, l'esecuzione di saggi di pulitura e la messa in sicurezza degli elementi in stato di precaria stabilità. «Restituire il giusto valore storico ed artistico che la cappella ha nel panorama monumentale della città, insieme alla conservazione di testimonianze che rischiano di scomparire, rimangono l'obiettivo principale di questo intervento - conclude Bonfà -. Le alterne vicende della storia l'hanno condotta ad una sorta di oblio dal quale si sta cercando di farla riemergere».