Danni consistenti dal rogo sulle pendici dell'Epomeo, Legambiente: "Sistema di protezione troppo debole". Paura per il rischio frane in autunno "Sembra di stare sulla luna". Amarezza e rabbia, Luigi non crede a quello che vede. "Qui era tutto verde. Tutto". E indica filari di vigneti rinsecchiti, terrazze dolci che digradano verso il mare. C'è Sant'Angelo, lì: l'inferno e la bellezza. Ischia, il giorno dopo il grande incendio si fa la conta dei danni. Da Montecorvo, dove c'è la bocca di Tifeo, il gigante punito da Zeus per la sua tracotanza (e costretto a sorreggere l'isola, con tutto il suo peso) ai Frassitelli, dove pare di essere alla Dolomiti, altro che Ischia. Il fuoco ha divorato tutto, in una notte di fiamme e paura. Sono arrivati i rinforzi dei vigili del fuoco da Napoli, perché sull'isola - malgrado diciassette incendi nel solo mese di luglio, secondo il report di Legambiente - l'organico è insufficiente per far fronte alle emergenze. Danni, consistenti, alla tenuta D'Ambra, dominata da Pietra Martone: siamo alle pendici dell'Epomeo, il fronte del fuoco ha abbracciato Forio, sul suo versante occidentale, essenzialmente brullo, ma si è poi esteso sul territorio di Serrara Fontana, lambendo il ristorante "Il Bracconiere", uno dei templi della cucina tradizionale ischitana. Oggi camminare qui, dove gli escursionisti tantissimi, i tedeschi sono soliti strabuzzare gli occhi vuol dire soprattutto fare i conti con un desolante scenario di distruzione. "Hanno ucciso Ischia", titolano i quotidiani locali. E parte la caccia ai piromani ("Sono stati i cacciatori", denunciano gli ambientalisti), con i carabinieri che hanno aperto un'inchiesta, l'ennesima, per identificare eventuali responsabili (nessun dubbio sulla natura dolosa dell'incendio). Ma non finisce qui. C'è timore per la stagione delle piogge, Ischia è anche terra di frane: quattro morti nel 2006, uno nel 2010. "La cenere che ora copre il suolo ammonisce il geologo Franco Ortolani - in caso di nubifragio può causare ruscellamento con conseguente erosione e innesco di flussi fangoso detritici che si possono incanalare nelle depressioni fino ad invadere le aree antropizzate ed urbanizzate a valle. Ora c'è solo da sperare che non si verifichino nubifragi nella zona". E cresce, sull'isola distratta dall'invasione del popolo delle vacanze agostane, la sensazione che qualcosa vada fatto. Legambiente Isola d'Ischia ha sporto denuncia contro ignoti alla stazione dei carabinieri di Lacco Ameno. "Un gesto fondamentale dichiara il presidente Giuseppe Mazzara - per affermare con forza che bisogna non solo indagare sulla vicenda, ma soprattutto garantire un servizio di controllo sul territorio in grado di prevenire altri eventi del genere, soprattutto in vista del caldo previsto nelle prossime settimane. Il grande incendio continua -- ha dimostrato incertezze e punti deboli nel sistema di protezione, su cui bisogna fare una riflessione anche nella prospettiva di emergenze di maggior portata-. Legambiente è impegnata con altre associazioni per mettere a punto un sistema di prevenzione attiva e capillare con il coinvolgimento consapevole dei cittadini". Gli fa eco Francesco Rispoli, assessore al Comune di Ischia con delega allo Sviluppo sostenibile del territorio: "I costi di queste devastazioni spiega - sono altissimi sia per la perdita di inestimabili patrimoni paesaggistici che per quel che riguarda mezzi e uomini per fronteggiare gli incendi: vigili del fuoco, Canadair e elicotteri antincendio, spesso generosi volontari. Andrebbero istituire delle vere e proprie 'sentinelle del territorio' in affiancamento alle organizzazioni di volontariato che già operano sull'isola e che dovrebbero essere coordinate a livello interisolano da un tavolo dei Sindaci per evitare interventi disarticolati e ridotti ai confini comunali. Le 'sentinelle' potrebbero essere reclutate offrendo loro lavoro con un compenso equo che costerebbe alla comunità cifre di gran lunga inferiori non solo a quelle dei danni subiti ma anche delle spese per farvi fronte sia nell'emergenza che nelle successive fasi di messa in sicurezza del territorio". Ferite inferte al cuore contadino dell'isola, in un'estate torrida dai mille perché. Domande insolute, mentre i luoghi del disastro parlano da soli. Un silenzio irreale, sembra davvero di stare sulla luna.