DOPO tre condoni edilizi generalizzati, gli ultimi due nel 1994 e nel 2003 firmati Berlusconi, nelle prossime settimane potrebbe arrivare dal Parlamento un nuovo regalo al mattone illegale. È la cosiddetta "legge Falanga", dal nome del primo proponente (senatore campano del gruppo Ala), già approvata dal Senato e ora al voto finale della Camera. La norma è apparentemente banale, fissa una gerarchia di priorità per gli interventi di demolizione degli immobili abusivi: per primi vanno abbattuti quelli in costruzione, poi gli edifici realizzati in aree demaniali o in zone di pregio paesaggistico o a rischio idrogeologico, dopo ancora quelli in uso a mafiosi e camorristi. In coda alla lista, dunque di fatto messe in salvo, restano le case abusive abitate da chi le ha costruite, e questo è il vero punto dolente della "legge Falanga": per la prima volta in una legge dello Stato verrebbe istituzionalizzato il principio dell'abusivismo "di necessità". Ora, chiunque conosca un poco la storia dell'abusivismo edilizio in Italia sa bene che proprio l'abusivismo "di necessità" è stato il pretesto con cui si sono giustificate le grandi sanatorie e con cui centinaia di amministratori hanno colpevolmente, spesso dolosamente chiuso gli occhi davanti al fenomeno. Un pretesto largamente infondato, poiché abusivismo "di necessità" e abusivismo "speculativo" sono il più delle volte indistinguibili: così è piuttosto raro che un mafioso o un camorrista conclamati firmino con nome e cognome un abuso edilizio, e invece è frequentissimo che i proprietari e formali residenti delle case abusive sorte come funghi in aree ad alta vocazione turistica (un esempio per tutti: Ischia) le affittino a 1000 o 2000 euro a settimana. La "legge Falanga", malgrado alcune modifiche che ne hanno annacquato l'ispirazione originaria ancora più "condonista", è davvero un "boccone avvelenato". Da una parte non aggiunge nulla alla possibilità che già hanno magistrati e prefetti di cadenzare l'esecuzione degli ordini di demolizione sulla base di valutazioni di buon senso giuridico e sociale, dall'altra farebbe passare un messaggio dello Stato deleterio: l'abusivismo "di necessità" è un peccato veniale, chi costruisce case illegali per se stesso può sperare legittimamente di cavarsela. Un messaggio non molto lontano da quello trasmesso dai condoni veri e propri, per effetto dei quali almeno un terzo di tutte le costruzioni realizzate negli ultimi decenni nel Sud dell'Italia è abusivo e sono stati deturpati irrimediabilmente tratti tra i più belli del nostro territorio. In Italia, fino ad oggi, i condoni edilizi li ha voluti e votati quasi sempre la destra, ma la "legge Falanga" è stata sostenuta anche dal Pd. Sarebbe bene che i Democratici ci ripensassero: su pochi temi come su questo la logica delle larghe intese è nemica dell'interesse generale. L'autore è presidente di Fondazione Europa Ecologia