NELL'AGOSTO più torrido degli ultimi quattordici anni, anche una giornata al museo per sfuggire al sole di Lucifero può rivelarsi una trappola. Non è un caso che proprio all'estate horribilis del 2003 risalga l'ultima chiusura «per caldo» degli Uffizi: una circostanza straordinaria che si è ripetuta proprio ieri, quando di fronte a un livello delle scorte d'acqua troppo basso per permettere il funzionamento del (nuovissimo) impianto di climatizzazione, il direttore Eike Schmidt è stato costretto a dare forfait, decidendo a mezzogiorno di sbarrare le porte della Galleria ai visitatori che aspettavano diligentemente in coda il loro incontro ravvicinato con la Primavera di Botticelli e il Tondo Doni di Michelangelo. Chi si trovava già nel museo è stato fatto uscire al termine della visita; coloro, invece, che avevano prenotato per le ore successive, hanno ottenuto il rimborso del biglietto «a meno che osserva amaro Schmidt non lo avessero acquistato dai bagarini». Lo stop, che inizialmente avrebbe dovuto protrarsi solo fino alle 15, è stato prolungato fino a stamani quando, riforniti nuovamente gli impianti (a più riprese e, in particolare, con una maxi cisterna arrivata di notte), gli Uffizi riapriranno regolarmente, già sold out prima ancora che la giornata inizi: «A chi non ha prenotato, consiglio di arrivare almeno alle 7 spiega Schmidt o di riprovare domenica, quando ci sarà l'apertura gratuita. Le nuove scorte ci consentiranno di andare avanti per tutta la prossima settimana; poi, se l'acqua tornerà a scarseggiare, sono già stati assicurati dalla ditta nuovi rifornimenti». Il rapporto complicato fra l'aria condizionata e i musei fiorentini era iniziato a giugno quando gli impianti, vecchi di quarant'anni, della Galleria dell'Accademia, avevano smesso di funzionare, e una guida aveva accusato un malore. «Ora fanno sapere dal museo tutto procede regolarmente. Per prevenire le conseguenze di queste giornate di caldo eccezionale abbiamo chiuso la gipsoteca, e un sopralluogo della Asl ci ha dato ragione». Non la pensano così guide e turisti che lamentano temperature poco sopportabili, specialmente intorno al David, dove si concentra il grosso dei visitatori: basta scorrere le ultime recensioni del museo su Tripadvisor per leggere di «ambiente caldissimo» e frasi come «dentro non girava un filo d'aria». Un impianto obsoleto spinto al massimo è comunque meglio di niente: con 50 gradi percepiti, nemmeno le antiche mura di pietra bastano a dare sollievo ai visitatori di Palazzo Vecchio o del Bargello dove i condizionatori, semplicemente, non esistono. Effetto sauna anche in alcuni ambienti dell'Archeologico e alla Specola, dove l'aria condizionata funziona solo nella sala delle cere. Tutto in ordine a Palazzo Pitti dove, spiega ancora Schmidt, «l'impianto non è ancora centralizzato, ma possiamo contare su riserve autonome ». In un panorama scoraggiante, la salvezza è offerta da musei di nuova generazione come l'Opera del Duomo o il Novecento, o nelle sale del Forte Belvedere, munite di un impianto ad hoc per la mostra Ytalia.