Per l'immaginario collettivo un giardino pubblico o una villa storica non sarebbero tali senza un ben curato prato «all'inglese». Questo anche in un clima, come quello dell'Italia mediterranea, in cui generalmente la disponibilità di acqua in estate è sempre più problematica. L'invidia per «l'erba del vicino sempre più verde» assilla chi vorrebbe sempre poter camminare «a piedi nudi nel parco» (come nel film del 1967) anche al cospetto di una irreversibile penuria idrica. Così, dato che questa esigenza diviene sempre più difficile da assolvere, ho voluto, nel piccolo parco di pubblico di Villa Balestra che conosco da sempre e dove da anni l'impianto di annaffiatura è abbandonato, esaminare cosa succedeva nella primaveraestate del 2017, considerata la più torrida da decenni. Dai primi di giugno, su questa inaridita distesa, un tempo verdissima, sono ritornati inaspettatamente i fiori e le piante selvatiche delle nostre campagne, testimoniando dell'invincibile resilienza alla siccità della flora mediterranea. Nelle diverse settimane il prato, una volta che le distese secche di orzo dei topi o «forasacco» (Hordeum murinum) pericoloso per i cani, sono state tosate, si è colorato dei fiori violarosati (mauve per i francesi) delle malve selvatiche, misti, qua e là, ai ciuffi violetti e scarlatti di erba viperina (Echium vulgare) che sopporta egregiamente l'aridità. Ecco poi le distese delle pratoline perenni dai petali bianchi e rosa amate dai bambini. Più avanti nella primavera, ecco i fiori celeste intenso della cicoria selvatica, quelli gialli e lucidi del ranuncolo ( Ranunculus acris ). Le margherite gialle di campo ( Chrysanthemum s p ) spiccavano assieme ai tarassachi più piccoli e chiari. I papaveri hanno fatto la loro effimera comparsa ai bordi delle aiuole, mentre qua e là spuntavano i ciuffi piumosi della ferula velenosa che, più avanti nell'estate, ai confini del parco, hanno inalberato grandi ombrelle dorate amate dalle api. Nelle giornate più roventi, quando tutti gli altri fiori se ne erano andati, la steppa polverosa si è allietata di piccoli innocenti convolvoli bianchi. E grandi tribù di formiche nere hanno creato reti commoventi di percorsi in cui le operaie trasportavano semi e residui vegetali verso le loro città sotterranee. Nella steppa gli uccelli approfittavano di questa disponibilità: i passeri mattugi ( Passer montanus ), rari nel Lazio, becchettavano al suolo assieme alla ballerina bianca ( Motacilla alba ) che razzolava in cerca di insetti. Quando le formiche si sono involate nel loro annuale sfarfallamento, rondoni, rondini e balestrucci hanno banchettato felici. Questi spettacoli, assenti nei prati ben irrigati e tosati, ci devono consolare dell'abbandono nel quale, per la carenza di acqua e per l'assenza cronica di piogge, i prati di molti parchi romani si trovano fino all'arrivo delle sospirate piogge autunnali. Se queste, alla fine, arriveranno. Ma sarà bello, come nel Kalahari, poter assistere all ricomparsa dei fiori spontanei, pur senza l'ausilio delle irrorazioni artificiali che con le tremende traversie climatiche che minacciano anche il lago di Bracciano, rischiano di non farsi più vedere. Già immagino, dai primi scrosci di pioggia (speriamo non le solite «bombe d'acqua») il praticello, ormai del tutto rinselvatichito, riprendere forza e colori. Torneranno le pratoline perenni, che non muoiono mai, altri fiori, magari inconsueti, i cui semi sono portati dal vento o dagli uccelli, l'arrivo di tante rosette di cicoria con qualche fiore e magari le verbene dalle timide infiorescenze celesti e rosa, le linarie autunnali con le corolle a bocca di leone giallo chiaro, forse le borragini e le anagallidi, le camomille gialle e bianche, il verbasco dalle foglie vellutate e tanti altri «clandestini» vegetali che renderanno vita e colori all'arida distesa prativa in attesa della prossima bella stagione. A febbraio nella siepe che chiude il parco sullo strapiombo che cade su viale Tiziano germoglieranno i primi asparagi selvatici e voleranno le cleopatre arancione le cui crisalidi hanno svernato sui cespugli di alaterno della macchia. E forse, facendo lieti i frequentatori della Villa e coloro che amano i fiori spontanei, il prato mediterraneo potrà esporsi in tutta la sua delicata bellezza senza il ricorso di un'annaffiatura sempre più problematica, dato che, come purtroppo coloro che studiano i cambiamenti climatici preconizzano, nei prossimi anni in Italia centrale il global warming che ci ha assillato questa estate si ripeterà con allarmante frequenza.
Corriere della Sera
5 Agosto 2017
I giardini tornano alla natura
FU
Fulco Pratesi
Corriere della Sera
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Bene culturale
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