UNA grande catena internazionale vuole trasformare in albergo palazzo Peruzzi- Bourbon del Monte al numero 3 di Borgo dei Greci. Ma la Camera del lavoro, che ci abita, risponde picche e fa del suo no un manifesto: "In centro non devono esserci solo turisti, cibo, alberghi, airbnb, ma vita vera, attività, esercizio di cittadinanza, lavoro e servizi". E così addio affare milionario anche se restare lì in ztl e senza trasporti pubblici, con 70 addetti e un traffico giornaliero di circa duecento persone, non è facile, come spiega Alessandro Rapezzi, che in segreteria si occupa dell'organizzazione: "Ci siamo posti il problema molte volte, al momento di restaurare dieci anni fa con un investimento notevole, di fronte alla manutenzione e agli ulteriori restauri da fare. Se trasferirci in una sede più moderna, economica e raggiungibile. Ma ogni volta abbiamo deciso di no. Ora siamo certi". Cosa di meglio dei duemila metri quadri, a cento metri da piazza Santa Croce, del palazzo Peruzzi-Bourbon per attrare il rutilante mercato della residenza turistica che impazza a Firenze, dagli airbnb agli alberghi ai palazzi comprati dai real estate internazionali e rivenduti ai paperoni del mondo? Infatti il trecentesco palazzo nato sulla pianta ellittica del teatro romano tra borgo dei Greci e piazza Peruzzi si è fatto notare. Un'agenzia immobiliare internazionale è andata a sondare uno dei professionisti che collabora a restauri e manutenzione del palazzo ma la Cgil ha opposto un secco "non si inizia neanche a parlarne". "Per due motivi chiarisce Galgani Il primo è lo stesso per cui il palazzo fu comprato con una grande sottoscrizione tra i lavoratori dopo il ventennio. Il fascismo aveva portato tutte le fabbriche fuori dalla città perché non offendessero lo sguardo della Firenze bene. Noi abbiamo voluto riportarci il lavoro, la sua rappresentanza. Vale anche oggi quando il lavoro non è solo sparito dai centri cittadini ma dall'attenzione generale". Il secondo "è perché noi abbiamo un'idea di città diversa. Il centro non può essere un grande parco di bellezze antiche da offrire a milioni di turisti e svuotare delle sue funzioni sociali, ossia di luogo di socializzazione, di abitazione per i cittadini e non solo di turisti. Non deve essere una bella cartolina, ma un luogo di cittadinanza". Il proposito si estende anche ai centri minori, primo San Casciano dove il sindacato era uscito dalle mura e ora ci torna dentro. La sottoscrizione tra gli operai che portò la Cgil nel palazzo nobiliare nel 1954 fu lanciata da un segretario generale storico come Di Vittorio. Nel 2005 fu un'altra corposa sottoscrizione a mettere a norma, rendere accessibile e restaurare parte del palazzo (il resto, a venire), scoprendo "affreschi che noi ignoravamo ma che la sovrintendenza sospettava". Fu la grande e riuscita battaglia dell'allora segretario fiorentino, Alessio Gramolati. Furono riportati alla luce, ricorda Rapezzi, affreschi trecenteschi, quattro e cinquecenteschi, barocchi, ottocenteschi, la targa nella stanza dove dormì Gioacchino Rossini, il soffitto a cassettoni della sala Di Vittorio, l'affresco tardo barocco della sala Palazzeschi, l'operaio partigiano che fu segretario della Camera del lavoro dal 1960 al 1964. Dal restauro è nata anche un'altra idea operativa. "Stare in centro ha un valore simbolico insiste Rapezzi - Firenze non può fondarsi solo sul turismo ma deve essere al centro di un tessuto produttivo e sociale. Invece scompaiono le principali funzioni scompare quell'artigianato, delle cui competenze manutentive le opere d'arte di cui ci gloriamo hanno bisogno". Di qui a diventare, la stessa Cgil, promotrice di formazione il passo è breve. La prima mossa, è stata di mettere a disposizione dell'Opificio delle Pietre Dure una formella robbiana di palazzo Peruzzi per farla restaurare da cinque giovani studenti. "Dopodiché stiamo lavorando con l'Opera del Duomo a costruire una rete che valorizzi attraverso la formazione un patrimonio di competenze che rischiano di sparire", conclude Rapezzi.