VERONA. Ricorso al Tar contro il sindaco Federico Sboarina e due dirigenti comunali, gli ingegneri Adriano Martinelli e Giorgio Zanoni. Lo ha deposito il 27 luglio scorso a Venezia Italiana Costruzioni, l'azienda che aveva presentato il project per la ristrutturazione dell'ex Arsenale austriaco di Borgo Trento. Come è risaputo, la giunta Sboarina è intenzionato a revocare la delibera che parla di «interesse pubblico» per la ristrutturazione e Italiana Costruzioni ha deciso di adire le vie legali, chiedendo i danni per quanto sta accadendo, parlando esplicitamente di «turbativa d'asta» da parte del sindaco e di almeno due dirigenti comunali. VERONA. Era prevedibile, e adesso ci siamo. La vicenda dell'ex Arsenale di Borgo Trento diventa ufficialmente una colossale guerra legale tra il Comune di Verona e l'impresa Italiana Costruzioni, che aveva presentato il project financing per restaurare e riusare l'intero compendio. La giunta Sboarina, tenendo fede alle promesse fatte in campagna elettorale, quel progetto lo vuole cancellare dalla faccia della terra. Ma già sin d'ora arriva la prima reazione dell'impresa milanese. Che ha presentato un durissimo ricorso al Tar, chiedendo i danni per quanto sta accadendo, parlando esplicitamente di «turbativa d'asta» da parte del sindaco e di almeno due dirigenti comunali e annunciando che «ce n'est qu'un début», questo non è che l'inizio. Il ricorso al Tar di Italiana Costruzioni, depositato il 27 luglio scorso, punta il dito contro tre persone: il sindaco Federico Sboarina e due dirigenti comunali, gli ingegneri Adriano Martinelli e Giorgio Zanoni. L'impresa riepiloga i fatti accaduti (naturalmente dal suo punto di vista): la presentazione del projec financing; l'approvazione del progetto da parte del Comune; il bando di gara emanato, mentre «un gruppo di elettori, al malcelato scopo di ritardare la gara fino alle elezioni presentata un ricorso al Tar (si parla di Legambiente e Comitato Arsenale, ndr)». Dopo le elezioni, prosegue il ricorso, il neoeletto sindaco faceva una serie di dichiarazioni dirette a mettere in discussione la procedura: senza atti concreti dice l'impresa - ma con effetto sulla procedura stessa, resa incerta e instabile, col risultato di «ingenerare un potenziale contenzioso che avrà come unica conseguenza quella di ritardare la conclusione del procedimento e di far perdere i finanziamenti pubblici già stanziati, con evidenti profili erariali».A quel punto, aggiunge Italiana Costruzioni, il Comune pubblicava un avviso sul suo sito internet per sospendere la procedura fino alla sentenza definitiva sul ricorso presentato da Legambiente e Comitato. Quell'avviso era firmato da una persona che , sostiene Italiana Costruzioni, non aveva la minima competenza in materia, ovvero l'ingegner Martinelli. Capito di aver fatto un errore, il Comune nominava allora un nuovo Rup (Responsabile Unico del Progetto) nella persona dell'ingegner Zanoni. Ma quella nomina dice il ricorso è stata decisa dal sindaco, che non ne aveva la competenza, visto che il Rup va indicato «dal responsabile dell'unità organizzativa, che dev'essere di livello apicale». Quella nomina, insomma, sarebbe spettata (secondo il nuovo Codice degli appalti, articolo 31), ad un dirigente comunale di massimo livello, e non al sindaco. Ragion per cui, dice il ricorso, ogni altro atto compiuto da Zanoni in qualità di Rup (come un secondo avviso pubblicato su Internet, per "correggere" quello di Martinelli) è "invalido per incompetenza». Dopo aver ripetuto che tutti questi comportamenti avrebbero già provocato una «profonda turbativa della gara», Italiana Costruzioni chiede un immediato risarcimento danni, chiarendo peraltro che «la domanda è limitata ai danni che conseguiranno direttamente» dai provvedimenti citati, lasciando invece impregiudicate «le ulteriori azioni per il risarcimento del danno che potranno essere proposte in conseguenza delle ulteriori eventuali decisioni ovvero inerzie del Comune dei suoi organi». Sempre nel testo del suo ricorso al Tar, Italiana Costruzioni punta a rafforzare le proprie posizioni ricordando che «l'Arsenale versa in uno stato di degrado, come segnalato nelle note con cui la sovrintendenza ha diffidato il Comune a porre in essere con urgenza gli opportuni interventi di conservazione, sollecitando nel contempo il Comune stesso a presentare una proposta organica di restauro del complesso monumentale». Sempre secondo l'impresa, «l'estensione e la dimensione degli spazi e dei volumi da restaurare è, tuttavia, tale da rendere impossibile per l'amministrazione comunale di poter provvedere nel medio-lungo periodo alla realizzazione di un intervento complessivo di recupero dell'Arsenale».