Lo scorso 26 maggio, sul Corriere della Sera Gian Arturo Ferrari scriveva: «Le opere d'arte non hanno passaporti, né cittadinanza». Da oggi, con l'approvazione del disegno di legge su mercato e concorrenza le opere avranno ancor meno cittadinanza ma, proprio per questo, un passaporto. Gli articoli 175 e 176 del Decreto prevedono tre aspetti. Le opere d'arte e antichità di prezzo inferiore a 13.500 euro potranno circolare liberamente ed essere vendute. Questo ci allinea, al ribasso, a molti Paesi; si tratterà di autocertificare all'Ufficio esportazione la vendita. Secondo: tutte le opere possono circolare ed essere vendute sino a 70 anni dalla morte dell'autore (prima erano 50); anche qui andrà notificato l'atto all'Ufficio che, in entrambi i casi, ha sessanta giorni di tempo per dichiarare «l'interesse culturale» del pezzo e vietarne l'esportazione. Terzo: il disegno di legge istituisce un «passaporto» per le opere di durata quinquennale, dove saranno registrati i passaggi di proprietà e le esportazioni anche temporanee: il Mibact ha sessanta giorni di tempo per stabilirne le caratteristiche. Su questi articoli ci sono pareri opposti. Varie associazioni (come «Italia Nostra») e le punte più avanzate della cultura della conservazione sono contrarie e temono furbate dei privati con possibili partenze di pezzi pregiati, magari di Gio Ponti, Gardella, Magistretti o ma questo è più difficile di Carrà, Fontana, Burri, Melotti, Morandi, De Chirico A favore è il mondo dell'arte contemporanea (case d'asta, galleristi) ma anche associazioni d'arte come per esempio gli Amici di Brera L'arte non può esser chiusa e autoreferenziale dalla nascita; deve stare nella vita per valorizzarsi, generare emozioni ed, eventualmente, essere testimone dell'italianità all'estero. Ma dati gli scarsi personale e fondi a disposizione degli Uffici di controllo, bloccare la circolazione di un'opera sarà difficile; stabilirne il valore praticamente impossibile. Il passaporto appare uno strumento utile e potrebbe favorire il rientro di un'opera.