I giudici della Cassazione hanno rinviato alla Corte di Trieste la decisione sulla proprietà. Il Comitato: una vicenda assurda, intanto la dimora storica risalente a tre secoli fa cade a pezzi CIVIDALE. A quasi un ventennio dall'avvio della battaglia legale fra gli eredi Pontoni e il Comune di Cividale, il destino di villa Cernazai Pontoni, decimata dall'incuria e dai crolli, torna nelle mani dei giudici della Corte d'Appello di Trieste. La decisione giunge dalla Corte suprema di Cassazione che ha nuovamente rinviato ad altra sezione della Corte d'Appello di Trieste la vertenza. La notizia, a due anni dal crollo di buona parte del maestoso tetto della villa testimone di tre secoli di storia è stata accolta con comprensibile delusione e ha affievolito le già ridotte speranze nutrite dal Comitato spontaneo che confidava in una decisione definitiva. Due decenni di incertezza hanno determinato una vera e propria paralisi da parte degli enti che avrebbero potuto intervenire per sottrarre l'immobile al degrado e impedirne i crolli. All'origine della battaglia legale avviata da Antonio e Anita Elodia Orgnani assieme ad Azzurra Giacomello, eredi di Ines Pontoni il lascito di quest'ultima, deceduta il 28 settembre del 1967, con il quale destinava la dimora storica e i terreni di Ipplis alla Casa di riposo di Cividale, con il vincolo a un divieto perpetuo di alienazione, alla condizione che tale immobile fosse adibito a casa di riposo per "signori decaduti e per poveri". Il 23 marzo 1998 gli eredi citarono in giudizio il Comune di Cividale, chiedendo la risoluzione dell'attribuzione patrimoniale testamentaria per inadempimento e la conseguente retrocessione del bene in loro favore. Nel 2003 il tribunale di Udine, chiamato a pronunciarsi, respinse l'istanza. Otto mesi più tardi fu la Corte d'Appello di Trieste a pronunciarsi, accogliendo le istanze degli eredi. Ma, dopo l'impugnazione da parte del Comune di Cividale, la sentenza fu annullata. Né servì tornare in Appello, dove il ricorso fu rigettato. Da lì il passaggio in Cassazione. E ora si ricomincia da capo. «La vita ci mostra con chiarezza che l'inerzia non è mai stata una buona scelta esordisce Cristina Moschioni, promotrice del Comitato, tradendo una profonda amarezza . Ci vorrà qualche anno prima che il processo venga ripreso e nulla impedisce un successivo ricorso in Cassazione. È una storia difficile da capire e definire: assurda, irreale ammette . Ciascuno di noi ha capacità di giudizio al riguardo. Ma per Villa Cernazai, come cittadini, possiamo appellarci alle grandi opportunità che offre la vita reale, senza accanirci nella ricerca di una sicurezza processuale. Possiamo, per esempio, frequentare il bellissimo arboreto di grandi platani che si trova al di fuori della zona transennata, invitare le amministrazioni comunali di Premariacco e Cividale a rendere agevole un uso pubblico temporaneo del luogo, che nulla toglie ad alcuno. Possiamo, infine, chiedere alla Regione e al Ministero dei Beni Culturali di mettere in sicurezza quanto rimane della villa».