CECINAUna capacità di 25 litri per un'altezza di un metro e 20 centimetri, le anfore d'età romana erano destinate al trasporto del vino via mare: dalla costa cecinese fino all'area del Reno, il vino veniva trasportato all'interno di anfore prodotte in quantità industriali nelle fornaci disseminate nella zona dei viali di Cecina, una produzione legata alla Villa di San Vincenzino. Frammenti di anfore sono riaffiorati anche la scorsa settimana all'interno del parcheggio scambiatore di via Gilching da Edoardo Scalzini, laureato in Beni culturali e attento osservatore. «Lasciata la macchina ho notato alcuni cocci a terra e mi sono avvicinato. Con ogni probabilità - dice Scalzini - sono usciti fuori con i lavori fatti per realizzare il parcheggio e non so se le anfore erano integre prima dell'intervento». Si tratta di frammenti risalenti al periodo compreso tra la fine del primo secolo avanti cristo e l'inizio del primo secolo dopo cristo, durante il quale l'area ricompresa tra i viali di Marina di Cecina, a ridosso del fiume, era «occupata da interi quartieri manifatturieri il cui business principale - spiega il direttore del Museo archeologico di Cecina, Stefano Genovesi - era la produzione di anfore per il trasporto del vino, oltre a laterizi e tegole. I frammenti rinvenuti all'interno del parcheggio non hanno alcun valore intrinseco, vista la grossa produzione che veniva fatta in quel periodo. Ad ogni modo, abbiamo contattato e avvertito la Soprintendenza». Il direttore Genovesi non ha dubbi. «Era già noto da tempo che quella zona ospitasse le fornaci - dice -, tanto che nell'area del palazzetto dello sport è stata rinvenuta una necropoli». Frammenti che sono stati recuperati, refertati e saranno conservati nel magazzino del Museo «in attesa delle indagini con il georandar per vedere se sono presenti - spiega il vicesindaco di Cecina Giovanni Salvini - reperti più consistenti». I frammenti sono stati ritrovati al di sotto di un cumulo di terra accanto a una delle ville presenti sul viale della Vittoria, un «cumulo di terra già presente, risalente probabilmente al periodo di costruzione delle villette e già individuato - conclude Genovesi - nell'ambito di una ricognizione fatta in passato. Escluso che siano stati danneggiati dagli operai che hanno lavorato alla realizzazione del parcheggio».