"IL PETROLIO NEL GOLFO" è stato il titolo di un programma televisivo della Rai che ha raccontato con intelligenza le ricchezze archeologiche e paesaggistiche del Golfo di Napoli, accompagnate dalle tante contraddizioni del nostro territorio. Una trasmissione che ha esplorato le ricchezze ma anche i contrasti di uno dei territori più discussi d'Italia - nel bene e nel male: Napoli e la sua provincia. È emersa bene la consapevolezza che dietro ci sono le scelte politiche delle istituzioni e insieme ad esse lo sviluppo dell'economia. "Il Petrolio nel Golfo" è un immenso giacimento culturale ben noto, raccontato questa volta nel suo complesso. È un patrimonio monumentale, archeologico e artistico ben superiore alla capacità e alla possibilità di saperlo conservare e gestire. Esso va dagli scavi archeologici di Pompei a quelli di Ercolano, dalle Ville vesuviane del Miglio d'Oro alla Reggia di Portici, da Capo Miseno, con il porto della Flotta romana a Baia e le ville romane sommerse dal mare, fino ai Campi Flegrei e al Vesuvio. Un territorio eccezionale ma fragile, dove convivono la bellezza e la gracilità dell'ambiente. Il giornalista che ha condotto la trasmissione, Duilio Giammaria, si è posto due problemi di non poco conto. Converrebbe alle istituzioni coglierli ed affrontarli con consapevolezza e senza occasionalità. Egli si chiede se il patrimonio artistico può essere l'antidoto alla criminalità camorristica. E se può la consapevolezza della ricchezza di cui si dispone diventare salvezza contro il degrado e l'abusivismo. C'è posto per un lavoro che richiede l'impegno di molti. Si richiede, innanzitutto, la presenza continua dello Stato per le sue competenze che sono ben superiori a quelle della Regione e dei Comuni interessati. Tre sono i ministeri chiave: innanzitutto, il ministero dell'Interno, per contrastare e tenere sotto controllo la delinquenza organizzata che infesta il territorio; il ministero dello Sviluppo economico, perché la valorizzazione turistica non è alternativa alla valorizzazione industriale; e il ministero dei Beni culturali e del turismo, perché l'onda turistica degli ultimi anni è anche effetto del cambiamento occupazionale per effetto del progresso tecnologico e dell'allungamento della vita e del tempo libero. Ad un esame futuribile degli orizzonti della società tecnologica e della rivoluzione informatica, gli occupati tendono a diminuire di numero, con uno spostamento nel settore dei servizi fra i quali il turismo. Il settore influenza una serie di consumi, specialmente quelli legati alle industrie alimentari e dei servi offerti dai pubblici esercizi. Ma non è secondaria l'influenza dell'espansione del turismo sullo sviluppo di alcune industrie produttrici di mezzi di trasporto, come ad esempio quella aeronautica e quella automobilistica. Bisogna, però, colmare alcune lacune della politica turistica come bene emerge nel programma televisivo: ci riferiamo alla difesa e all'uso del paesaggio, alla lotta all'abusivismo e allo sviluppo delle infrastrutture di viabilità turistica. Ma si deve vendere bene, sui mercati del turismo attivo e specialmente nei paesi ormai da lungo tempo economicamente "emersi", il nostro itinerario culturale, in grado di attingere un'alta quota di celebrità internazionale, alla maniera dei castelli della Loira. Dobbiamo smantellare il pregiudizio antituristico che annette poco appeal, poco richiamo agli utili di impresa del capitale investito nel turismo. Nel settore dell'industria, l'impresa che ha svolto un ruolo trainante nel campo dell'iniziativa imprenditoriale, dell'offerta di occupazione come in quello della conquista dei mercati, è stata quasi sempre la media e piccola impresa. Essa si è affermata grazie ad una avveduta politica dei prezzi, con scarso aiuto dello Stato e con una viva concorrenza. Ebbene, quali sono gli ostacoli perché anche nel settore del turismo si dispieghi un approccio imprenditoriale simile? In questa azione di sviluppo dell'economia legata al "Petrolio nel Golfo" deve essere coinvolta la società civile che esercita un ruolo attivo in quella lunga fascia di territorio costiero, senza soluzione di continuità. Nella trasmissione televisiva abbiamo sentito l'intervista al direttore dell'Ente Ville Vesuviane, l'architetto Paolo Romanello. Ci ha colpito la sua competenza professionale e la passione con la quale parlava dei lavori di restauro di quei gioielli architettonici. Se le migliori energie saranno coinvolte in questa opera di manutenzione e di valorizzazione Il Petrolio nel Golfo darà utili superiori alle attese.