Quando ha presentato il risultato, in una convention organizzata per l'occasione, la vicepresidente della Regione Mariella Lo Bello l'ha definito «un miracolo». Non deve pensarla così la Commissione europea, che ha appena consegnato al Parlamento di Bruxelles un rapporto sul "decommitment" dei fondi europei, cioè sui finanziamenti finiti nel cestino per l'incapacità di portare avanti i progetti: dei 172,2 milioni sprecati dall'Italia, oltre 124 milioni sarebbero dovuti arrivare in Sicilia. La stima è al ribasso: se è certo che la Regione ha dovuto restituire a Bruxelles 116,9 milioni del Fondo europeo di sviluppo regionale e 7,4 milioni del Fondo sociale europeo, una terza voce i 38,4 milioni del Programma operativo interregionale "Attrattori culturali, naturali e turismo" è ascrivibile anche a Campania, Puglia e Calabria ed era gestito dal ministero dei Beni culturali. LE STRADE CHE NON CI SONO L'elenco di opere che si sarebbe potuto finanziare è praticamente infinito. Anche perché il Fondo europeo di sviluppo regionale che prevede investimenti di vario genere: dalle strade alle ferrovie, dalla promozione dei beni culturali agli impianti per riciclare i rifiuti e agli acquedotti offriva la possibilità di "redistribuire" la spesa, spostandola da una voce a un'altra. Tanto che adesso la Regione ha utilizzato un altro strumento, i cosiddetti progetti "a cavallo": opere pur presenti nella programmazione europea 2007-2013, ma coperte in parte con altri programmi, anche nazionali, i cui fondi si sarebbero potuti utilizzare per altri interventi. L'elenco è molto lungo: ne fanno parte ad esempio il raddoppio della carreggiata sulla strada fra Agrigento e Caltanissetta, finanziata con fondi comunitari per 500 milioni su un miliardo e mezzo, la metropolitana di Catania, coperta per 80 milioni dalla programmazione europea scaduta e per 40 sfruttando la prossima, e il completamento della Siracusa-Gela, che ricorrerà per oltre 20 milioni ai fondi Pac. Non solo strade: i 57,3 milioni per l'acquedotto di Montescuro provengono solo per meno di metà dal Fesr 2007-2013, la velocizzazione della linea ferroviaria Palermo- Agrigento, coperta dai fondi europei so- lo per 95,5 milioni su 167,5, il passante ferroviario di Palermo e la chiusura dell'anello ferroviario del capoluogo (quest'ultima opera è transitata fra i finanziamenti previsti nella prossima programmazione comunitaria). E adesso, all'Europarlamento, i grillini ripartono all'attacco: «La Sicilia dice La sede della Ue a Bruxelles l'eurodeputato Ignazio Corrao - dovrebbe utilizzare in maniera puntuale e scientifica le risorse che l'Europa ci mette a disposizione. Tengo sempre a ricordare che i fondi europei non sono soldi che ci piovono dal cielo, ma risorse che tornano sul territorio dalla contribuzione che ogni Stato e Regione dà a Bruxelles». I PROGETTI INUTILI C'è da dire che spulciando in generale l'elenco delle spese finanziate con fondi europei non mancano voci singolari. Ad esempio, fra i progetti finanziati e certificati, è finito "l'acquisto di mobili e arredi per l'allestimento di una biblioteca documentale sui fondi strutturali e sulla politica di coesione regionale unitaria" (17.240 euro), la spesa per il "servizio di noleggio pullman con conducente nei giorni 8, 9 e 10 settembre 2014 comprensivo di ticket parcheggio e vitto e alloggio conducente" (2.420 euro), oppure per "il seminario sullo sviluppo delle strategie e delle attività per la prevenzione del rischio di frodi comunitarie" (7.498 euro). E, ancora, per la "campagna pubblicitaria sulla sicurezza stradale" (3,2 milioni) nella Regione delle strade colabrodo. Spesi poi 29mila euro per "l'affidamento di una indagine demoscopica sulla conoscenza del ruolo dell'Ue quale finanziatore della politica regionale". IL TRUCCHETTO SALVA-FONDI Il punto è che sarebbe potuta andare peggio. Perché per evitare il "decommitment" la Regione ha fatto ricorso a qualche trucco. Il principale è l'uso di progetti che i burocrati chiamano "retrospettivi", cioè realizzati con altre programmazioni statali e regionali e adesso "coperti" con i fondi europei: un escamotage, comunque consentito dai regolamenti comunitari, messo in campo per evitare che la cifra da restituire a Bruxelles salisse a dismisura. Certo è che a vedere cosa si è caricato sui fondi europei c'è da rimanere a dir poco perplessi. Qualche esempio? Un maneggio da 1,2 milioni di euro a Santo Stefano Quisquina, un bocciodromo a Erice costato ben 700mila euro, una piscina coperta a Bivona, costata poco meno di due milioni, un campo sportivo da un milione a Casteltermini, una palestra da 1,8 milioni a San Gregorio di Catania e decine di micro-interventi sulle strade provinciali senza alcuna visione complessiva. Il tentativo, però, si è infranto su un "niet", almeno parziale, di Bruxelles: «Le nuove direttive comunitarie ha chiarito in primavera la Regione ci hanno impedito di inserire fra i progetti "retrospettivi" alcune voci di finanziamento, ad esempio i fondi Pac». Alla fine gli investimenti "di riserva" ammessi ammontano a una cifra inferiore alle previsioni: 742 milioni. Senza i quali la cifra da restituire a Bruxelles avrebbe toccato vette più alte. E allora sì, alla fine è quasi un miracolo. Il prezzo, però, è la rinuncia a qualche chilometro di strada in più.