VERONA Si chiama Ursicino e martedì prossimo compirà i suoi primi 1500 anni. È il codice che prende nome dall'amanuense che lo stilò ed è un'altra pietra preziosa contenuta nella Biblioteca capitolare. «La biblioteca più antica al mondo» fa sapere il suo «custode» speciale, monsignor Bruno Fasani. Da lui parte la grossa operazione di «rinascita», anche mediatica, dell'ente: per prima cosa, si è fatto sapere al Belpaese, spesso distratto, dell'immenso valore custodito nella città scaligera. Passo numero due, da settembre, convocazione di sponsor privati e istituzioni pubbliche per rilanciare la biblioteca, renderla fruibile al pubblico, prima con una grande mostra sui suoi reperti unici (obiettivo: regalare questa occasione ai turisti per Natale) e poi rendere «stabile» l'apertura di un museo che renda onore, quotidianamente, alla vetrina unica di opere millenarie. «Il Codice Ursicino, prezioso tomo in pergamena, è stato terminato proprio il primo agosto 517 - spiega il prefetto della biblioteca - racconta la vita di San Paolo di Tebe e San Martino di Tours, scritta da Sulpicio Severo nel quarto secolo». Un libro incredibile, «con i primi caratteri semionciali e scene toccanti, come il dialogo fra San Martino e il diavolo» racconta don Fasani. Un cimelio da studi internazionali, il Codice Ursicino: la data e il riferimento al console Agapito «attesta che a Verona esisteva, da tempo, probabilmente dal secolo prima, uno Scriptorium per testi vari - prosegue il prefetto della Capitolare -. Per questo è legittimo affermare, come riconosciuto a livello universale, che la Biblioteca Capitolare di Verona è la più antica esistente al mondo». Proprio partendo dal «compleanno dell'Ursicino, si inizierà un ciclo di eventi, fra dibattiti, approfondimenti e visite guidate a misura di tutti. Un primo passo per «sondare», anche economicamente, la sostenibilità all'apertura di un futuro museo stabile, per mostrare queste bellezze al mondo intero, in modo sistematico. «L'intento è proprio questo - conferma monsignor Fasani - partendo da settembre, con un dialogo che comprenda tutti: privati, ma anche istituzioni a partire dal Comune, dalla Regione e fino al ministero dei Beni Culturali. Il passo successivo, è quello di organizzare una grande mostra, il sogno sarebbe vederla aperta per Natale». Per poi passare al sogno finale: «Trasformare tutto questo in un museo, che sia aperto sistematicamente, per rendere fruibile questo immenso patrimonio: una grande operazione culturale che non può che trasformarsi, anche, in un servizio turistico che darà assolutamente valore alla città. Lo ripeto: questa si conferma la biblioteca più antica del mondo, è giusto che i suoi tesori siano visti, studiati, documentati da tutti». Fra gli altri tesori di inestimabile valore, infatti, si ricordano il codice di Gaio, unico codice in cui è trascritto il diritto romano antico e l'indovinello veronese, considerato il primo testo del volgare italiano e delle lingue romanze. Ad oggi la Capitolare possiede 1200 manoscritti, 245 incunaboli, 2500 cinquecentine, 2800 seicentine e altre decine di miglia di volumi rarissimi. «Se aprendo un museo si porrà anche una questione di sicurezza? Certamente - conclude don Bruno -. Una parte di investimento sarà su questo. Ma già oggi, chiarisco e rassicuro tutti, i nostri preziosissimi volumi sono in buone mani e conservati nei caveau. Con l'apertura di un museo, però, bisognerà studiare diverse novità organizzative. E speriamo di farlo presto».