CANTA vittoria Dario Franceschini. All'indomani della sentenza con cui il Consiglio di Stato ha dato il via libera al Parco archeologico del Colosseo, ribaltando la pronuncia del Tar Lazio del 7 giugno scorso, il ministro dei Beni culturali promette che il progetto per «l'area archeologica più importante del mondo» procederà senza intoppi. Innazitutto, proseguirà la procedura internazionale per individuare il direttore del Parco, che annuncia Franceschini potrebbe prendere servizio il 1 gennaio 2018. Ma, soprattutto, andrà avanti il progetto di ricostruzione dell'arena, «per riportare il Colosseo a com'è stato fino all'Ottocento»: un piano, finanziato con 18 milioni di euro, che consentirà di vedere l'Anfiteatro Flavio dall'interno e di renderlo sede di «eventi di altissima qualità». L'idea di ricostruire il piano ligneo del calpestìo viene da un articolo di Daniele Manacorda del luglio 2014 ed è stata subito sposata da Franceschini. E il ministro ora rilancia, forte dei sette milioni di visitatori previsti entro fine anno e di una sentenza che, in sostanza, ribadisce la sua autonomia organizzativa per quanto riguarda i beni statali. Su l fronte opposto, resta il Comune di Ro- ma che contro la creazio- ne del Parco aveva fatto ricor- so alla giustizia amministrati- va. L'assessore capitolino alla Cultura, Luca Bergamo, torna a chiedere che lo Stato agisca secondo «leale collaborazione » nei confronti del Campidoglio. Richiesta a cui il ministero risponde rispolverando l'accordo, firmato nel 2015 con l'allora sindaco Ignazio Marino, sulla nascita di un consorzio in cui i due enti collaborino per la valorizzazione dell'Area archeologica centrale. In attesa dell'incontro con Franceschini fissato per il 2 agosto, però, Bergamo, mette dei paletti, ribadendo che «il godimento del patrimonio storico-artistico non può essere riservato solo al turismo » e augurandosi che «la domanda sul Colosseo si coordini con altre offerte culturali, per non produrre nel centro della città un effetto musealizzazione». Un rischio che anche l'ex soprintendente di Roma, Adriano La Regina, vede dietro l'angolo: «Franceschini concepisce le antichità come strumento di produzione economica e come macchina per il turismo, ma così si trascurano gli aspetti culturali ». La Regina giudica «ottimo l'intento di portare a termine l'arena. Ma a patto che la parte già ricostruita non sia manomessa e che l'opera serva a migliorare l'agibilità del monumento, non a trasformarlo in un luogo di spettacolo». Sulle priorità, poi, «basta dare un occhiata alle Mura aureliane, che stanno crollando, per capire dove servirebbe far confluire fondi».