UN tesoro emerso «per un colpo di fortuna», come ripetono il direttore Massimo Osanna e il generale Luigi Curatoli, capo del Grande progetto Pompei. La tomba di primo secolo dopo Cristo scoperta a Porta Stabia, che quasi sicuramente accolse le ceneri del ricco Gneo Alleo Nigidio Maio, è venuta alla luce a febbraio, durante i lavori alle fondamenta dell'edificio San Paolino in via Plinio, nell'area esterna alla città antica tre i Teatri e l'Anfiteatro. La struttura ottocentesca, letteralmente costruita sull'antica necropoli, a ottobre tornerà funzionale ospitando al primo piano la biblioteca della Soprintendenza e altri uffici istituzionali. Lo scavo al sepolcro, progettato dall'architetto Stefania Argenti e dall'archeologo Fabio Galeandro (che ne è anche direttore) terminerà nello stesso periodo. L'area, messa in sicurezza con speciali vetrine di cristallo, sarà aperta al pubblico. Sull'iscrizione della tomba verrà apposta anche una copia del fregio di ludi gladiatori conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli, e scoperto nel giugno 1845. Sarà inoltre effettuato un calco dei solchi di carro lasciati sulla strada laterale, invasa da cenere e lapilli: eccezionale testimonianza concreta di pompeiani in fuga. (pa. de lu.)