Sul terreno di Massimo Vitali sorgerà una casa firmata dalle archistar Flores Prats Il conto, non quello finanziario (top secret, sicuramente un cifrone) ma quello degli anni, lo fa il legittimo proprietario, Massimo Vitali: «L'ho comprato quando avevo 28 anni, adesso ne ho 48», calcola il costruttore. Di questi 20 anni, sul quel terreno di via Tre Armi, lato destro, tra Porta San Giacomo e il pratone di Santa Grata, in pieno dominio Mura, sei sono trascorsi con un cantiere perennemente fermo. Patrimonio dell'Unesco le Mura e skyline con gru, assurta a «simbolo della cultura edile bergamasca, come un albero di Natale», commenta con un'ironia lieve lo stesso Vitali. Gru che dal 2010 era ormai diventata parte integrante del paesaggio, insieme a quella voragine nel terreno dopo che la casa, che sorgeva proprio lì, era stata demolita. Impossibile non buttarci l'occhio anche solo facendo la classica passeggiata della domenica, pure se ormai i bergamaschi ci erano abituati. Di certo, meno i turisti. «L'ennesimo caso di incuria che affligge Bergamo», aveva tuonato già nel 2012 Federconsumatori, a cui si erano unite diverse voci che lo avevano bollato «un monumento all'abbandono». O ancora, e siamo ai tempi della candidatura Unesco, un «oltraggio alla bellezza del nostro borgo antico». Obiezioni estetiche che si sono infrante contro la gru. «Smontarla avrebbe comportato dei costi rimarca Vitali , ma si pensava che il cantiere sarebbe partito a breve». E invece, è (ri)partito solo in questi giorni. Sette anni dopo la data inizio lavori, 29 marzo 2010 (nel 2011 sono state realizzate le autorimesse interrate), la gru si muove di nuovo, appendice di un cantiere che porterà entro pochi mesi, «meno di un anno», assicura Vitali, all'edificazione di un'abitazione civile. Il contesto ambientale è delicatissimo ed è per questo che, dall'incrocio delle varie regole da parte degli enti coinvolti (Parco dei Colli e Soprintendenza in primis), ci sono voluti anni perché tutti i tasselli dei permessi andassero al loro posto. «Sono stato perfettamente cosciente, fin dall'inizio, della grande sensibilità di questo luogo», afferma Vitali. Se ogni pietra di Città Alta ha già la sua storia da preservare, costruire ex novo implica un'attenzione all'ennesima potenza. Lo studio esecutivo è stato affidato alle archistar spagnole Flores Prats, con studio a Barcellona dal 1998. Il palmares di riconoscimenti, di cui Eva Prats e Ricardo Flores sono stati insigniti, lascia intuire che per la «casetta» ai piedi delle Mura («è molto piccola con un solo piano fuori terra», dice Vitali) i due professionisti abbiano valutato il minor impatto ambientale possibile. Non solo, ma il progetto definitivo è stato preceduto da uno studio che trenta studenti del Politecnico di Milano, sotto la guida del professore emerito, l'architetto bergamasco Sergio Crotti, hanno effettuato sulle residenze realizzate in contesti similari. Ne è uscita una pubblicazione di 600 pagine.