Per tutti è palazzo Centurione, dal nome della famiglia che lo acquistò nel '700. Ora uno studio rivela che l'antico edificio cadente nei campi di Ozzero è il «fratello minore» di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. A farlo costruire fu infatti il banchiere Tommaso Marino. Palazzo Marino ha un «fratello minore» nel Parco del Ticino, nascosto tra le risaie e i campi di Ozzero. Un segreto che il piccolo centro agricolo, distante anni luce dal prestigio di piazza della Scala, ha saputo celare con noncuranza. Per oltre 500 anni l'edificio è stato conosciuto come palazzo Centurione, dal nome della famiglia che ne divenne proprietaria a metà del Settecento. In realtà, lo storico di Abbiategrasso Mario Comincini ha scoperto che fu proprio Tommaso Marino a farlo costruire a metà del Cinquecento come dimora di campagna. Una versione rurale, quindi, del sontuoso palazzo milanese che rispecchia a pieno le manie di grandezza di Marino. Lo spericolato banchiere genovese, all'epoca, fu uno dei maggiori protagonisti del mondo finanziario europeo. Nel 1550 ottenne il monopolio della fornitura di sale proveniente da Venezia per Milano e Genova e, prima di essere travolto dai debiti, si intestardì a voler edificare a Milano un palazzo che fosse il più bello della città: Palazzo Marino, appunto, per il quale fece arrivare da Perugia l'architetto Galeazzo Alessi. In effetti, anche quello di Ozzero, considerando il contesto in cui sorge, appare del tutto sproporzionato e segno della volontà di lasciare un segno tangibile della propria ricchezza. Fasti ormai relegati ai libri di storia perché oggi il palazzo è chiuso e abbandonato a se stesso. Come in ogni «cold case» che si rispetti, l'intuizione che ha portato alla ricostruzione della verità è nata da un dettaglio. Comincini ha notato che l'edificio di Ozzero ha ancora, al di sopra della porta d'ingresso, lo stemma con le onde del mare che contraddistingueva le proprietà di Marino. Lo stesso blasone che un tempo faceva bella mostra di sé sull'ingresso dell'attuale municipio milanese. «Il primo documento è il monumento. Dall'osservazione attenta del bene si può ricostruire pezzo per pezzo la sua origine», sintetizza Comincini, 66 anni, che ha dedicato decine di saggi alla storia del territorio tra il Parco del Ticino e il Parco Agricolo Sud Milano. A quel punto è iniziata la ricerca vera e propria. Lo storico ha passato al setaccio i documenti negli archivi, le minute scritte a mano dai notai dell'epoca, ogni carta che potesse dimostrare il passaggio dei Marino nelle campagne della zona. E ha scoperto che il banchiere fece costruire il palazzo come base per gestire le proprietà che aveva nella zona, compreso il patrimonio fondiario del monastero cistercense di Morimondo di cui fu affittuario generale per quasi vent'anni. A Ozzero, però, Marino rimase meno di dieci anni. Il tracollo finanziario lo spinse ad affittare il palazzo per metterlo a reddito. Lo studio di Comincini, pubblicato nel saggio «Morimondo» a cura della Fondazione Morimondo, mette fine anche a una credenza popolare che narrava dell'esistenza di un altro Palazzo Marino nelle campagne milanesi, non a Ozzero ma a Gaggiano. La leggenda racconta di una villa sul Naviglio in cui il banchiere avrebbe ucciso la moglie. Semplicemente, un falso storico. Passato a metà del Settecento alla famiglia Centurione, nel corso dei secoli il palazzo di Ozzero ha subito il degrado e l'incuria del tempo. Oggi è di proprietà di un privato ma è chiuso, le facciate sono circondate dalle erbacce. All'interno, la grande sala in cui troneggia il camino sovrastato dallo stemma è vuota, i muri sono imbrattati dalle scritte di qualche vandalo entrato solo per fare danni.