Rende di più 1) vincere al Lotto; 2) investire nelle miniere congolesi di coltan o 3) dare in affitto un edificio in Calabria? Buona la risposta n 3. Lo dice la storia di un fabbricato del valore di 2,6 milioni di euro (parola dell'Agenzia delle Entrate) affittato per un quarto di secolo al Cnr per un canone complessivo di oltre una ventina di milioni. Un affarone. Così eccessivo che a un certo punto gli stessi proprietari si offrirono di tagliare il canone del 40. Nessuna risposta. Zero. M a cominciamo dal principio. È il 1990. Siamo a Pian del Lago, Mangone, lungo l'Autostrada del Mediterraneo che da Cosenza scende verso Reggio. Lo stabilimento di 4.000 metri quadri dov'erano gli uffici e la tipografia del Giornale di Calabria , il quotidiano finanziato da Nino Rovelli (ricordate lo scandalo Imi-Sir?) per omaggiare Giacomo Mancini, viene messo all'asta. Lo compra l'«Immobiliare Piano Lago Srl». Che a metà novembre dello stesso anno riesce a darlo in affitto per nove anni (nove!) al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il canone, tanto più per l'area industriale cosentina (mica Dalmine o Seregno) è spropositato: un miliardo e centomila lire l'anno. Pari a 1.108.936 euro di oggi. Più le spese per la ristrutturazione e la messa a norma a carico dello Stato. Manco il tempo di guardarsi attorno e al Cnr, da sempre a secco di fondi per la ricerca scientifica, si sentono strettini: è in arrivo il nuovo Istituto di Scienze neurologiche. Meglio prendere in affitto un altro pezzo dell'ex stabilimento. Altri 210 milioni e 800 mila lire: 187 mila euro di oggi. Totale, in valuta attuale: quasi un milione e trecentomila euro. L'anno. Ma perché badare a questi dettagli? I laboratori vanno bene, l'Isn anche, i ricercatori e i dipendenti arrivano a essere una settantina. Certo, il governo di Giuliano Amato e poi quello di Carlo Azeglio Ciampi stanno mettendo finalmente le mani sugli sprechi più assurdi. Ma prima che arrivino a tagliare in Calabria... E poi, non c'è forse un contratto blindato fino alla fine del secolo? Arriva Berlusconi. Poi Dini. Poi Prodi. Poi D'Alema. Poi Amato. Poi di nuovo Berlusconi e di nuovo Prodi e infine Mario Monti e Enrico Letta e Matteo Renzi. Una girandola di premier, una girandola di governatori regionali. Ma il contratto d'affitto del fabbricato di Mangone, rinnovato nel 2001 per un miliardo e 369mila lire (oltre novecentomila euro oggi) resta carissimo. Persino dopo il braccio di ferro tra i vari centri di potere politici e universitari locali, nel 2011, sull'ipotesi di trasferire l'Istituto di Scienze Neurologiche nel campus di Germaneto, a supporto della facoltà di Medicina dell'università di Catanzaro. Fu solo l'anno dopo, come ricorda Massimo Clausi su Il quotidiano di Calabria , che vedendo il progressivo taglio di fondi al Cnr e la parallela emorragia di scienziati e dipendenti la società immobiliare iniziò a temere di perdere la gallina dalle uova d'oro. E il 13 novembre 2012 si decise a offrire per lo stabile cosentino una drastica riduzione del canone: il 40. La società si impegnava, inoltre, «a garantire ogni opera di manutenzione, ordinaria o straordinaria, che si fosse presentata come necessaria». Un qualsiasi privato, commenta il giornale calabrese, «si sarebbe buttato a pesce sull'offerta». E quando capita mai che ti si offra quasi un dimezzamento dell'affitto? «Ma la burocrazia italiana fa storia a sé, così dal Cnr nessuno si degna di rispondere alla proposta della società immobiliare. Il risultato? IL Cnr continua a pagare lo stesso canone di prima, tanto paga Pantalone». Ed è solo dopo l'11 febbraio 2014, quando il senatore del Movimento 5 Stelle Nicola Morra chiede conto di questa costosissima assurdità che il Cnr si sveglia. Dieci giorni e finalmente, «con una nota dell'allora direttore generale decide d'accettare l'abbassamento del canone da 842.646,68 euro a soli 505.588,01». Contratto formalizzato a fine maggio. Lieto fine del tormentone? Magari... Cinque mesi dopo, infatti, salta fuori che parallelamente alle trattative sul nuovo affitto, l'Agenzia delle Entrate, incaricata di stabilire quale fosse «il canone più congruo da pagare» per lo stabilimento, ha fissato la cifra: 163.150 euro. Un terzo di quello concordato con la società immobiliare come fosse quasi un grazioso dono. Da qualunque altra parte del pianeta, davanti a fatti simili, un ente pubblico vitale come il Consiglio Nazionale delle Ricerche, accusa Morra, si sarebbe precipitato per pretendere l'immediata soppressione di quel contratto e la sua sostituzione con uno finalmente adeguato. Macché. Niente da fare. Dopo un fitto scambio di mail, scrive Clausi, il centro di ricerca «decide che in fondo il canone di 505.588,01 euro poteva anche andar bene perché il locatario avrebbe assicurato la manutenzione ordinaria e straordinaria dell'immobile». Sul serio? Mah... Non bastasse, salta fuori anche una perizia dell'Agenzia delle Entrate sul valore dello stabilimento: 2,6 milioni di euro. Almeno otto volte inferiore agli affitti pagati dal Cnr in un quarto di secolo senza diventare padrone di un solo mattone. A quel punto, nel totale silenzio del ministero, tenacemente muto davanti agli interventi parlamentari di Nicola Morra, ecco Striscia la notizia . Pochi minuti irridenti e feroci. Micidiali. Che spingono infine ad uscire allo scoperto il presidente del Cnr Massimo Inguscio. Il quale spiega, in una imbarazzata nota, che sì, è vero, i contenuti del servizio del Tg satirico di Antonio Ricci «hanno destato motivato disappunto ed hanno costituito oggetto di approfondimento nel corso della odierna riunione del consiglio di amministrazione». Anche se «mi preme rilevare che trattasi di questioni risalenti nel tempo, sin dal 1990, e alla quale più volte si sono interessate le precedenti amministrazioni del Cnr che hanno chiarito la legittimità delle procedure seguite». Segue un impegno: il contratto, grazie a una clausola sventuratamente sfuggita prima all'attenzione, sarà disdetto prima della scadenza del 2019. Impegno nei giorni scorsi finalmente mantenuto. Dopo 27 anni. Nel frattempo, nel grande stabilimento sono rimasti a lavorare solo 16 dipendenti: sedici. Ciascuno, di solo affitto dello spazio, costa 31.600 euro. Per carità, sarà stata anche accertata la «legittimità delle procedure seguite»... Ma il buon senso?
Corriere della Sera
27 Luglio 2017
L'incredibile affitto del Cnr in Calabria
GI
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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