Il disegno prende subito vita e sembra di vederli zampettare, Niccolò III e gli altri papi simoniaci, con i corpi infilati all'ingiù mentre le fiamme gli avvolgono le gambe, i piedi come fiammiferi appena accesi, e il fumo che si spande sul pavimento argentato. Chiudi gli occhi in un sottofondo di echi che ti avvolgono dal basso e dal soffitto salgono gemiti e lamenti di sofferenza, gli squittii delle gelide Arpie del settimo cerchio, echi metallici delle Erinni dalla città di Dite color rame, lo sguardo truce di un Minosse regale. È come essere avvolti in un cartone animato che procede a rallentatore. Ma non ci si limita a seguirlo con lo sguardo, o meglio a inseguirlo, sfuggente, nella sua lenta corsa tra i meandri dell'Inferno dantesco. È un disegno da «ascoltare». Lo spettatore che si guarda intorno tra schermi e dipinti, le luci sul soffitto, è come si sentisse chiamare dalle anime perdute che animano la stanza. Video e disegni Per raccontare il neonato Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli partiamo da qui: dall'ultima sala del percorso museale appena disvelata in San Firenze. La più attesa, la «Sala Inferno», ricostruzione di quello che sarebbe stato il film di Zeffirelli sulla prima cantica del Sommo Poeta e che avrebbe dovuto avere come protagonista un trentatreenne Dustin Hoffman appena uscito da Il piccolo grande uomo . Quel film non vide mai la luce. Ma sono rimasti i meravigliosi bozzetti che il maestro disegnò di suo pugno. Ora appesi in sequenza nella galleria, con questa suggestiva versione «cartoon» che si sviluppa sullo schermo principale. Tra bozzetti e costumi È la principale attrazione della scuola-museo che si inaugura il 31 luglio con Andrea Bocelli, i «suoi» bambini di Haiti e Nicola Piovani ma si aspetta l'ultimo documento sul cambio di destinazione per aprire al pubblico e che racchiude l'eredità del regista oggi novantaquattrenne: primo piano del complesso di San Firenze, ala est, dopo la lunga serie di sale che mostrano bozzetti, costumi, dipinti di messe in scena, foto di attori, modellini. Dall'abito della Carmen del quarto atto all'Arena Verona alle foto in bianco e nero allo Staatsoper di Vienna nel 1978 e poi del Metropolitan con Placido Domingo. Alla celebre Traviata del 1958 a Dallas con il bozzetto del primo atto e la fotografia di Maria Callas. E ancora la scenografia del Falstaff di Roman del '64 e il modellino che pare vivo del Pagliacci al Teatro Comunale di Firenze del 2009, tra le sue ultime meraviglie in scena. E ancora l'intero lato sinistro della parte centrale del corridoio principale dedicato ai volti e alle istantanee dei suoi lavori cinematografici: come lo sguardo truce di Claudio Spadaro nei panni del Duce mentre ascolta dal maestro la presentazione della scena che sta per girare sul set di Un té con Mussolini o il celebre primo piano di Robert Powell, il Gesù del film del '77. Poco prima di arrivare alla «sala Inferno», dopo quella dedicata a La Traviata , è possibile effettuare un piccolo pit-stop, sedersi sui divanetti, e osservare un breve filmato in loop che mostra il maestro a lavoro sulle scene e sul set. Biblioteca, bar, aule Ieri il rinnovato complesso dell'ex tribunale ha aperto per la prima volta le sue porte e svelato i suoi nuovi contenuti: i 70 anni di vita artistica del maestro Franco Zeffirelli. Con l'oratorio di San Filippo Neri trasformato in una sala musica da 200 posti e adornato dalle statue che Luchino Visconti regalò mezzo secolo fa al maestro per l'inaugurazione della sua casa romana. Statue che fino a poche settimane fa facevano da sentinelle di guardia alla sua piscina. E ancora la caffetteria e il cortile interno con le piante di limone, anch'esse provenienti da casa Zeffirelli. Superati i quali si accede alla grande biblioteca e all'archivio che contiene diecimila libri. In attesa di vedere compiuto anche l'altro lato del piano terra dove, oltre il bar-caffetteria, dove vedranno la luce le aule didattiche che ospiteranno i corsi di alta formazione, il primo dei quali verterà sulla scenografia e avrà come docente Carlo Savi. E infine gli uffici, ubicati al primo piano lungo la facciata che dà sulla piazza, dove ancora gli ultimi lavori non sono conclusi. A dicembre si terrà il primo concerto in San Filippo Neri con la direzione artistica di Francesco Ermini Polacci che ieri ha illustrato il programma: si esibiranno i migliori allievi dell'Accademia del Maggio. Obiettivo raggiunto Alla presentazione hanno preso parte tra gli altri il sindaco Dario Nardella, la vicesindaca Cristina Giachi, il figlio del regista Pippo, vicepresidente esecutivo della fondazione che gestisce il patrimonio e la scuola-museo, e l'attore Franco Nero che per Zeffirelli interpretò il padre di Arturo Toscanini ne Il giovane Toscanini dell'88. Mancava solo lui, il Maestro Franco Zeffirelli, tenuto a casa per precauzione. «Con Zeffirelli sono legato da un'amicizia nata cinquanta anni fa a Los Angeles ha detto Nero quando ho partecipato alla realizzazione di uno spettacolo per Firenze e in quell'occasione Zeffirelli presentò il documentario Days of distraction , dedicato alla sua città». Dopo dieci anni di lavori, progetti, cambi di destinazione, tutti hanno tirato un sospiro di sollievo: «Se il Maestro oggi fosse qui con noi ha detto il figlio Pippo esprimerebbe un grande messaggio di felicità per la missione compiuta. Il suo obiettivo era riuscire a portare questo grande patrimonio nella sua città, e ci è riuscito». «Abbiamo rischiato che Zeffirelli e il suo grande patrimonio culturale e teatrale andassero via dall'Italia ha esordito il sindaco Nardella Oggi saremmo qui a versare lacrime di coccodrillo». Ha rivendicato invece «il merito del Comune, della soprintendenza e soprattutto del maestro Zeffirelli» nella buona riuscita della complessa e lunga operazione che ci ha portato a questa inaugurazione. Ricorda gli «anni di tentativi e di ricerche» per «finalmente giungere qui nel cuore del poco conosciuto barocco fiorentino». Ma soprattutto ci tiene a sottolineare che «non abbiamo portato un albergo o un negozio in questo luogo, ma la cultura e funzioni vive» come da «missione» di Firenze, quella di essere sempre «campione d'intelligenza». Città non più ingrata «Siamo riusciti a dimostrare a tutto il mondo ha concluso il sindaco che l'Italia non è solo il posto da dove i talenti scappano e che Firenze non è la città ingrata come fu con grandi uomini come Dante Alighieri». Anzi, questa è «una Firenze che illumina il mondo, come diceva La Pira». Ha portato il suo saluto anche la vice presidente del Senato, Rosa Maria Di Giorgi, che quando era assessore all'istruzione del Comune di Firenze fu la prima a credere nel Centro Zeffirelli e a volere che fosse realizzato a Firenze: «Un progetto ambizioso e coerente, frutto di un lavoro cominciato diversi anni fa, fatto di scambi, di confronto, di riflessioni condivise».