«Sento freddo e caldo, mi ha preso la febbre terzana, mi tremano le budella, il cuore e l'anima mi diventano piccoli piccoli....»: è questo il testo di uno dei messaggi carichi di paura e di dolore incisi quattro secoli fa dalle «streghe» condannate al rogo sulle pareti delle celle del carcere dello Steri a Palermo e riaffiorati oggi nel corso dei lavori di restauro dell'antico complesso, che un tempo era la sede palermitana dell'Inquisizione e adesso ospita gli uffici del rettorato universitario. Nuovi graffiti, dopo quelli scoperti nei mesi scorsi nelle altre celle, sono infatti venuti in questi giorni alla luce al piano terra del Palazzo. In questa zona dell'edificio, secondo lo storico Giuseppe Pitré, venivano recluse le donne accusate di stregoneria. Sotto l'intonaco bianco sono stati trovati disegni con figure umane, barche e scritte in dialetto con imprecazioni. «Lo Steri - ha detto ieri mattina il rettore Giuseppe Silvestri, presentando le recenti scoperte insieme alla sovrintendente di Palermo Adele Mormino - non smette di stupirci: al di sotto delle carceri seicentesche, gli scavi hanno infatti portato alla luce un edificio monumentale sotterraneo, pezzi di anfore e capitelli, ed è stato scoperto anche un passaggio segreto che portava dalle celle direttamente alla Stanza dell'inquisitore».