Dario Franceschini batte Virginia Raggi 3 a 0. In termini calcistici si potrebbero tradurre così le sentenze depositate ieri dal Consiglio di Stato che ha annullato la sentenza sospensiva con cui il Tribunale amministrativo del Lazio aveva accolto il ricorso presentato dal Campidoglio contro la creazione del Parco Archeologico del Colosseo previsto nella riforma Franceschini. Primo gol. Il Campidoglio sosteneva la necessità di coinvolgere Roma Capitale nella realizzazione del Parco: secondo i giudizi la fase di realizzazione rientra «nell'esclusiva competenza legislativa dello Stato e amministrativa del dicastero». Secondo gol. Il Campidoglio contestava la natura della fonte istitutiva del Parco: per i giudici la legge speciale autorizza il dicastero ad adottare un decreto non regolamentare. Terzo gol. Da Roma Capitale avanzavano interrogativi sulla legittimità della nomina di un eventuale direttore non italiano. Anche qui il Consiglio di Stato ha ritenuto legittima «la previsione di una selezione pubblica internazionale». Virginia Raggi il 7 giugno commentò: «Hanno vinto i cittadini. Bene Tar. Sconfitto tentativo del governo. Roma resta di tutti». Ieri Franceschini ha lanciato un Tweet: «Il Consiglio di Stato annulla sentenza Tar Lazio. Ripartono il Parco Archeologico Colosseo e la selezione internazionale per il direttore». E poi: «La sentenza fa davvero giustizia». Franceschini ha incassato un altro punto a favore: Irina Bokova, direttore geerale dell'Unesco, ha accettato di far parte del Consiglio di amministrazione del Parco Archeologico del Colosseo. Il braccio di ferro sul Colosseo è apparso subito come una contrapposizione tra governo a guida pd e giunta M5S. Basta leggere il commento del ministro: «Anche Roma, con il Parco Archeologico più importante e visitato del mondo, potrà allinearsi con i musei e i luoghi della cultura che stanno vivendo una stagione di successi grazie alla riforma del sistema museale italiano e ai nuovi direttori». Argomenti che si riscontrano nell'aumento di ingressi nel primo semestre 2017. Ma qui arriva il punto politico: «Tutti i Sindaci e i Comuni italiani coinvolti hanno apprezzato e condiviso la riforma e i suoi risultati, tranne il Comune di Roma che prima ha pensato di bloccare tutto, ricorrendo al Tar, poi ha esultato come se una sentenza di primo grado fosse definitiva». Ovvia la reazione del Partito democratico, con la presidente laziale del partito Lorenza Bonaccorsi: «Il ricorso di Virginia Raggi ha danneggiato Roma». Mentre per la presidente della commissione cultura di Roma Capitale Eleonora Guadagno di M5S «ci sarà un incontro con il ministro per ampliare il Parco». Inevitabile pensare che in qualsiasi altro Paese la sorte di uno dei più importanti, famosi e visitati monumenti al mondo sarebbe oggetto di un patto ferreo e costruttivo tra governo nazionale e amministrazione cittadina. Ma Roma, purtroppo, offre una contrapposizione tra schieramenti politici che si commenta amaramente da sola.