LUCCA - Ogni stanza ha una storia da raccontare. Ogni affresco sembra parlarci, anche se sottovoce. Ogni spazio del chiostro e dei saloni, con vista sulla chiesa di San Frediano e sulle Mura di Lucca, custodisce un'enorme quantità di tesori. Quasi tutti nascosti. L'impresa di raccontarli tutti è praticamente impossibile. Centinaia di anni non posso stare nelle colonne di un articolo. A tenere insieme tutto in un solo racconto, però, c'è una sola storia che parte nel VI secolo e arriva fino ai giorni nostri. Una storia per molti lucchesi nascosta che da quegli spazi enormi nel cuore della città sta lentamente riemergendo. Tra opere nascoste in scantinati e magazzini, passaggi segreti, lunghi corridoi, affreschi, disegni ma anche storie di monaci e religiosi passando per quella dei profughi. Tutte rendono il Real Collegio di Lucca un luogo magico. Un luogo, però, da valorizzare e per il quale è in cantiere da tempo un progetto ambizioso per realizzare un museo di arte sacra collegato ad una serie di botteghe artigiane. Se ne parla da tempo, ma questa volta l'obiettivo sembra meno lontano del previsto.Il progetto decolla. «Pochi giorni fa abbiamo avuto una riunione insieme a Monsignor Michelangelo Giannotti e l'ingegner Francesco Cecati della Soprintendenza - spiega Paolo Marchini, presidente del Real Collegio -. L'idea è di rendere visitabile il campanile di San Frediano, anche con un ascensore a misura di disabile e da lì creare un percorso museale con chiesa e sagrestia collegate al Real Collegio. Dove, al piano superiore (fino agli anni Ottanta sede di alcune scuole cittadine ndr), vorremmo fare un vero e proprio Museo del tesoro di San Frediano». Non solo, collegando la parte non ancora ristrutturata con quella recuperata (era il 2011) nel secondo chiostro, utilizzata oggi per molti eventi pubblici e privati e unica fonte di finanziamento per il Real Collegio, verrebbe riaperto un passaggio "segreto". «Si tratta di un corridoio lungo 100 metri, che collegherebbe la parte dell'edificio dal lato dell'ostello San Frediano fino alla parte opposta dell'edificio dal lato delle Mura. Da un lato ci sarebbe il museo di arte sacra, dall'altra, quella già ristrutturata, verrebbe creata una sorta di piccola strada degli artigiani. Almeno una decina di mestieri antichi che troverebbero il loro spazio all'interno». Progetto ambizioso e che richiede finanziamenti importanti che possono arrivare fino ai 2 milioni di euro. Solo il Ministero (non a caso alla vicenda si è interessanto anche il senatore Andrea Marcucci) e in parte la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, possono mettere solide basi a questo progetto che renderebbe il Real Collegio una struttura veramente al servizio della città e dei turisti.Il chiostro antico e i profughi. Buona parte del progetto si basa, però, anche sulla riqualificazione del chiostro di Santa Caterina. Il più antico dei tre presenti all'interno del Real Collegio e risalente al 1200. Nel nostro viaggio nella storia chiediamo aiuto a Maurizio Corrieri, un custode speciale dei tesori del Real Collegio. «Qui ci sono affreschi molto antichi che si mescolano ad altri disegni fatti dai profughi istriani, fiumani e dalmati - racconta Corrieri mostrandoci delle immagini risalenti al 1200 dalle quali spuntano, improvvisamente, "soggetti" totalmente diversi come Pinocchio e Cappuccetto Rosso -. Qui a ridosso del secondo dopoguerra per alcuni anni arrivarono ad esserci fino a 1400 profughi. Perché fu scelto questo edificio? Con i suoi oltre 3mila metri quadrati era il posto più spazioso della città. Questo chiostro antico era uno spogliatoio a cielo aperto e per passare il tempo molti profughi iniziarono a disegnare sulle mura antiche». Da qui passò anche il pilota Mario Andretti, che nel 2016 ha ricevuto non a caso la cittadinanza ordinaria. Quello dei cambi di "destinazione d'uso" del Real Collegio è una costante ciclica nella sua storia: convento, monastero, poi università e sede di varie scuole cittadine. L'affresco torna alla luce. Proprio in tema di cambi e destinazioni d'uso nel mese di agosto vedrà la luce un affresco del 1700 restaurato in un salone che si affaccia sul secondo chiostro da un lato e sul giardino dell'ostello San Frediano dall'altro. Il titolo dell'opera è "Gesù in casa Levi" i cui autori sono Giuseppe Antonio Luchi (1709-1774), detto il "Diecimino" per le figure e Bartolomeo De Santi (1701-1764) per le quadrature. Un affresco di otto metri per cinque che ha più volte rischiato di andare perduto. «Nel lavoro di recupero ho trovato nel muro quelli che probabilmente erano dei ganci utilizzati per appendere alcuni attrezzi - racconta Marco Cigolotti, restauratore lucchese che si è occupato, con la collaborazione della collega Elisa Pasquini, del recupero dell'affresco utilizzando anche la consulenza di un luminare come il professor Guido Botticelli -. Attrezzi di quella che era divenuta una palestra per le scuole che vi erano all'interno». I lavori di recupero sono iniziati a marzo e non sono stati semplici. Spolveratura e pulizia preliminari. «Poi ci siamo resi conto che i colori dell'affresco erano piuttosto sbiaditi, allora ho chiesto la consulenza del professor Botticelli - spiega Cigolotti -. Lui ha grande esperienza e ha consigliato il bario». Il suo utilizzo, però, ha richiesto un piccolo ritardo nei lavori. Da giugno ad agosto. Poi uno dei tesori del Real Collegio tornerà al suo antico splendore.Il monumento nascosto. Per un'opera del Settecento che avrà una nuova vita, però, ne abbiamo scovata una più recente nascosta. Quasi abbandonata in quello che, a tutti gli effetti, è un magazzino. Tra tagliaerba, cartelli stradali, secchi di vernice e altri oggetti di poco valore si staglia, al centro di una delle stanze paradossalmente più piccole del Real Collegio, una grande e pesante statua in gesso. Due uomini, forse due operai, ne sorreggono un altro posto al centro della "scena" con la testa riversa di lato e le braccia ormai abbandonate di lato. «Quest'opera ha una storia curiosa - ci spiega Antonella Gioli, professoressa dell'Università di Pisa -. Fu commissionata, tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 a Mario Carlesi, artista nato a Livorno nel 1890 ma cresciuto a Lucca. Noto per aver realizzato il Monumento ai Caduti, in piazza della Vittoria a Livorno, vinse il concorso per realizzare il monumento ai caduti e invalidi sul lavoro». Opera che, tuttavia, non fu mai realizzata. O meglio, il calco in gesso ora si trova, donato dalla famiglia alla sua morte avvenuta nel 1968, al Comune di Lucca che lo sistemò nel Real Collegio. «La scultura e le formelle che dovevano decorare la base sono a Lucca, ma il peso dell'opera rischia di rompere la base in legno e di finire ai piani inferiori - spiega Gioli -. Andrebbe recuperata, magari creando al posto del magazzino un piccolo museo».