di Gianni Parrini LUCCA Ci sono le palme, ma non siamo a Miami. Ci troviamo all'interno dei Vivai Testi, a ridosso delle Mura di Lucca. Un fazzoletto di terra che col tempo è divenuto un mix tra la giungla vietnamita dei film di guerra e un bosco popolato da spiriti maligni e in cui l'uomo sembra non aver mai messo piede. No trespassing. Da tempo il vivaio è chiuso. Per non far morire le 5mila piante che lo popolavano il proprietario decise di toglierle dai vasi e piantarle per terra. Così, col passare dei mesi, in quei tre ettari di pratino che rappresentano la parte selvaggia degli spalti, è cresciuta una autentica foresta. Una fortezza naturale, buona anche come nascondiglio: più di una volta gli autori dei furti alla vicina Esselunga si sono dati "alla macchia" proprio qua dentro. Non è un bello spettacolo per una città come Lucca, che punta sul turismo e si fa vanto della bellezza delle sue Mura storiche. La vicenda è annosa: all'epoca della realizzazione della circonvallazione (negli anni '30) alcuni appezzamenti di terra appartenenti ai privati (oltre ai Testi vi sono altri 6-7 proprietari) rimasero sul lato delle Mura, tagliati fuori dal resto della città. Una pecca che nel corso del tempo le diverse amministrazioni che si sono succedute alla guida di Lucca hanno cercato di risolvere. Ma senza mai riuscirvi. «Spesso - spiegava Oreste Testi in un'intervista dello scorso anno - siamo stati visti come abusivi. E invece quei terreni ce li siamo sudati. Fra le poche eccezioni ricordo il sindaco Giovanni Martinelli (democristiano, in carica dal 1965 al 1972, ndr)».Trattative difficili. Il dialogo con palazzo Orsetti non è mai stato facile e questo non ha favorito il passaggio della proprietà nelle mani del pubblico: qualcosa si mosse ai tempi di Favilla, ma la richiesta dei privati fu giudicata troppo alta e non se ne fece niente. In tempi recenti è stato il sindaco Alessandro Tambellini a manifestare la volontà di acquisire l'area per completare l'anello verde intorno alle Mura. Dette addirittura una scadenza: la 50 edizione dei Comics. Ma l'idea è naufragata, sempre per lo stesso motivo: il mancato accordo sulla cifra da pagare. Esproprio culturale. Lo scorso anno il Comune ha cambiato strategia, cominciando a lavorare sull'ipotesi dell'esproprio. O per meglio dire su una particolare forma di esproprio: quella che ravvisa la "pubblica utilità" nell'acquisizione di un patrimonio storico-artistico. Per avviare la procedura serve una dichiarazione del Ministero dei beni culturali ed è qui che entra in gioco la Soprintendenza. Per prima cosa l'ente di piazza della Magione ha riconosciuto il valore storico, artistico e monumentale dell'area delle Mura, il cui confine è stato tracciato sul bordo esterno della circonvallazione. Spalti compresi, dunque. A quel punto il Comune ha chiesto al Mibac di esplicitare questo "riconoscimento di valore" mettendolo nero su bianco in una dichiarazione. Per l'area privata, invece, "l'avvio del procedimento" è stata avanzato dalla Soprintendenza, ovviamente informando il proprietario dei terreni. La risposta del Ministero non è ancora arrivata (è attesa nel giro di qualche settimana) ma la si dà per scontata: è impossibile che il dicastero scorpori gli spalti dal resto delle Mura, non riconoscendone il valore. Il placet del ministro non cambierebbe il valore del terreno, ma offrirebbe altri vantaggi: innanzi tutto permetterebbe di incanalare la procedura di esproprio in un iter prestabilito dalla legge. In più rappresenterebbe una tutela sia per il pubblico che è intenzionato a rilevare l'area, sia per il privato che la detiene. L'iter. In primo luogo questo tipo di esproprio culturale prevede una valutazione del bene da parte del soggetto che vuole acquisirlo. Se l'espropriando non è d'accordo con la cifra proposta ricorre davanti a un giudice, che fa fare una valutazione terza per stabilire l'esatto valore del bene. In questo modo il pubblico è tutelato di fronte all'accusa di aver offerto troppo (o troppo poco), mentre il privato è garantito da una valutazione imparziale della sua proprietà.