A volte la verità può stare in due fotografie: quella dei sorrisi ai piedi di una statua calata da un campanile e quella delle condizioni del ferro, pressoché completamente corroso, all'interno dell'effigie di un santo.Ecco, quel 10 maggio 2016, di fronte a una folla di attenti pordenonesi, avevano prevalso i sorrisi, al termine delle operazioni di rimozione del San Giorgio dalla cima del campanile.Ma le cose cambiano, eccome se cambiano. Un anno e due mesi dopo i sorrisi sono spariti. Siamo alle carte bollate e alle banconote a rischio estinzione.Perché un esposto della Soprintendenza archeologica di Udine ha chiamato in causa la procura della Repubblica, sul presupposto che il taglio dei piedi della statua possa averne alterato l'assetto scultoreo e strutturale.Alla luce di questo atto ci sono state due conseguenze: l'apertura di un fascicolo d'indagine contro ignoti da parte del pm Pier Umberto Vallerin, che ha anche affidato una perizia per capire se e quanto possa essere stata deturpata l'opera, e una inviata dalla Soprintendenza alla parrocchia San Giorgio in cui il parroco, don Roberto Laurita, è stato invitato a non procedere coi lavori, stante la vertenza giudiziaria in corso. Tutto fermo, quindi, e addio ai contributi garantiti da Comune, Regione e Fondazione Crup per lavori che si sarebbero dovuti concludere entro ottobre. Ora la Regione dovrà rifinanziare l'intervento e così anche la Fondazione, con una grande incertezza sul futuro del restauro.Quanto al merito della contesa, la Soprintendenza ritiene che «in assenza dei presupposti autorizzativi» e senza il possesso «delle competenze tecniche necessarie» il taglio dei piedi della statua avrebbe «compromesso le condizioni di stabilità statica e integrità materiale» del San Giorgio.Di contro l'avvocato Alberto Cassini, a cui si è rivolta la parrocchia San Giorgio, sostiene che l'incisione all'altezza delle caviglie è stata effettuata in corrispondenza di una saldatura non ottimale e che, senza tale passaggio, non si sarebbe potuto procedere in sicurezza. Il piede del San Giorgio oscillava, all'interno la statua era corrosa e sarebbe bastato un nubifragio per rischiare la caduta di materiali. Cassini ha evidenziato come a Udine fossero stati avvertiti e anche invitati a presenziare all'intervento. «Grazie e buon lavoro» rispose con un messaggino un architetto della Soprintendenza. Il resto è storia di questi giorni.